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10月31日

10 anni fa usciva "HAI PAURA DEL BUIO?" degli AFTERHOURS

 

0094638106722-lfAfterhours. Mmm afterhours. Le parole non mi escono, ho la sensazione di non riuscire a trovare quelle giuste, di scordarmene qualcuna. Signori ma soprattutto signore, questo disco è il manifesto della musica rock italiana degli anni novanta.

Mi servirebbero delle ore per cogliere l’essenza di questo capolavoro, ed io ho solo dei ritagli di tempo per raccontarvelo; disco assolutamente poetico ed emozionante che trae linfa dalla incontrovertibile ed affascinante linea che segna la vita.

Innanzitutto chi sono gli Afterhours?

Gli After sono una band creata a Milano circa venti anni fa da un ragazzo benestante chiamato Manuel Agnelli, con lui diversi amici che nel corso del tempo si susseguono in numerosi cambi di formazione dando vita a diverse fasi stilistiche individuabili in una carriera ormai ventennale.

Dopo gli esordi in inglese e l’interessante se pur acerbo primo disco cantato in italiano intitolato Germi che vede l’ingresso in formazione del chitarrista Xabier Iriondo, nasce se pur con grossi problemi di carattere manageriale, che per un certo periodo ne mettono in discussione la stessa uscita, Hai paura del buio?, che risente in senso positivo di questo travaglio fornendo a tutta l’opera una maggiore carica esplosiva.

Insieme all’approccio da vero rocker di Manuel ed alle divagazioni sperimentali di Xabier nella line up del disco compare esclusivamente Giorgio Prette alla batteria, Dario Ciffo al violino e Andrea Viti al basso pur prendendo parte alle sessioni di registrazione non sono ancora membri ufficiali della band.

Album della maturità dicevamo, sintesi di una ricerca che va spaziando su diversi generi che solo apparentemente potrebbero sembrar cozzare all’interno delle diciannove tracce che lo compongono: permane l’approccio rock americano post grunge, ma si insinuano nelle trame delle composizioni echi della psichedelia dei  Beatles di stg. Peppers, brani vicini al cantautorato anni 70 italiano, ma anche divagazioni più sperimentali e tracce più estreme.

Hai paura del buio? e 1.9.9.6. servono a preparare l’ascoltatore alla fruizione del disco, la prima rumorista la seconda dal sound molto british rappresentano i titoli di testa di questo film, la cui prima scena è di quelle destinate ad entrare nella storia: Male di miele è l’icona del gruppo, il marchio indelebile, la canzone che non può mancare nei concerti, è la Smells like teen spirit degli Afterhours; riff inconfondibile, testo incalzante e poi quei coretti in falsetto ormai storici!

E subito dopo Rapace, ballad degna dei Temple of the dog, intensa e sofferta nelle sue note, delirante nel suo testo crudo: “verrò come un rapace a mutilare la pace dentro il tuo cuore”, se non è amore questo!

L’approccio diretto e una certa propensione alla descrizione della sessualità emergono  in Elymania dove giocattoli vibranti entrano nel corpo producendo miele che sa di….e proseguono in un altro capolavoro come Pelle, dove esplode la sofferenza per la lontananza tra due corpi che si cercano anche quando non dovrebbero; il romanticismo di relazioni proibite e il dolore che esso provoca sono esaltate dal violino di Dario che cerca sempre di non essere lezioso ma di dare solo degli imput sensoriali all’ascoltatore.

Dea è un brano di circa due minuti di puro hardcore che fa mancare il respiro a causa del suo ritmo serrato, precede le sperimentazioni di Senza finestra, un intermezzo pieno di effetti dai tratti cupi.

In Simbiosi è un brano acustico per voce, chitarra e sottofondi dove senza tanti giri di parole il buon Manuel ci racconta di come testualmente senta fondere le sue dita dentro una f..a.

Ma eccoci ad ascoltare un altra delle canzoni storiche della band, Voglio una pelle splendida; un brano riflessivo il cui testo ci aiuta ad investigare sulla complessità della vita e dei rapporti interpersonali, e le cui note ci fanno sognare tramonti montani.

La strumentale Terrorswing sembra registrata con un quattro tracce, gioca su rumori che creano suspance e poi esplodono sul tema centrale imperniato sulle note della chitarra; c’è  la sensazione che all’interno del disco questi divertissment musicali servano da lepre hai brani più d’impatto, come in questo caso dove Terrorswing è succeduta da Lasciami leccare l’adrenalina, sfuriata rock alla foo fighters.

I testi esasperati ed a volte difficili da comprendere proseguono in Punto g, seriosa e malata nel suo intercedere lento e sepolcrale; la scossa arriva ingurgitando Veleno in cui l’atmosfera cambia proiettandoci su venature hard vicine all’amico Greg Dulli.

Il pianoforte sostenuto dagli archi di Come vorrei ci riporta a sonorità inglesi, un raggio di sole apparente, appannato dal testo stravagante che parla di Strichinina ed Edda; è in questa parte finale dell’opera che emerge la mia tesi sul fatto che un disco dovrebbe essere al massimo di dodici tracce: Questo pazzo pazzo mondo di tasse e la semi strumentale musicista contabile farebbero fatica a trovare spazio in una scaletta da greatest hits.

Non si può dire lo stesso dell’energica Sui giovani d’oggi ci catarro sopra, ironica, tagliente e serrata accusa dei moderni “alternativi” capaci solo di sperperare i soldi del paparino; in conclusione Mi trovo nuovo, saluti da parte degli Afterhours con un brano in bilico tra la ballata, la psichedelia ed una sana dose di follia.

Un disco fantastico che non smette mai di sorprendermi.

 

Voto: 8,5\10

 

Grazie di cuore a tutti gli amici che intervengono in questo blog. CCO

10月27日

NAPOLI - JUVE 1 a 3

 

Napoli_1986-87

In questo recipiente della memoria, attraverso la musica, faccio riaffiorare ricordi della gioventù che negli anni si sta trasformando in “adultità”.

I miei ricordi da bambino prima e adolescente poi però non possono non convergere anche sul quel calcio praticato nei campetti di terra con le porte fatte con i giacchetti, collezionato nelle mitiche figurine Panini, tifato simpaticamente con gli amici di sempre.

Ci si vedeva la domenica mattina al campo dell’oratorio per giocare contro chi abitava dall’altra parte della strada, si finiva sempre col litigare e qualcuno se ne andava bestemmiando…ad inizio anni 80 il premio dei bambini buoni erano 10 pacchetti di figurine, che troppo presto riempivano gli album, e allora ci si giocava, a battere e soffio a chi le tirava più lontano col mignolo, si usciva di casa con mazzi di figu enormi e si cercava di scambiare quelle poche che mancavano per finire l’album (qualcuno ha la figurina di Verza col Cesena dell’81?).

Juventino in casa di lupacchiotti, ero sempre in minoranza, ma il divertimento era proprio prendersi per il culo, e attaccarci alla radiolina portatile per ascoltare “tutto il calcio minuto per minuto”; a metà degli anni 80 un uomo venuto dall’Argentina stravolse gli equilibri del calcio italiano, riportando alla ribalta una squadra del sud: il Napoli di Maradona.

Il San Paolo è sempre pieno ed ammira le giocate di Maradona, Bagni, Carnevale e tanti altri, il mio amico Andrea, tifosissimo partenopeo, appende al muro, al fianco dell’italia campione dell’82, l’effige del pibe de oro e per qualche anno ci guarda dall’alto verso il basso sventolando la sua bandiera biancoazzurra.

Sono passati venti anni da quel primo mitico scudetto del Napoli, ed oggi quel calcio almeno in apparenza spensierato è davvero tramontato; ho scritto queste due righe perché stasera dopo parecchi anni l’anticipo di serie A ripropone al San Paolo Juve-Napoli, probabilmente come venti anni fa io ed Andrea staremo insieme a vedercela (le radiolina è sparita, ora c’è il satellite…) davanti ad un piatto di spaghetti.

Che bello assistere di nuovo a queste partite, che bello vedere che dopo venti anni, il mio compagno di giochi è ancora Andrea.

Perciò dico, forza Napoli e che vinca la migliore, ossia la Juve.

Un saluto a tutti gli amici napoletani.

 

Scomessina: risultato finale 1-3

 

Ciao

 
10月20日

IL BUIO NELL'ANIMA

Ieri sera sono andato a vedere “il buio nell’anima”

 thebraveone

Titolo originale: 

The brave one

Nazione: 

U.S.A.

Anno: 

2007

Genere: 

Azione, Thriller

Durata: 

121'

Regia: 

Neil Jordan

Sito ufficiale: 

 

Sito italiano: 

www.warnerbros.it/thebraveone...

 

Cast: 

Jodie Foster, Terrence Howard, Douglas J. Aguirre, Naveen Andrews, Mary Steenburgen, Margaret Baker, Dennis Johnson, Nicky Katt, Jane Adams, Larry Fessenden, Dana Eskelson

Produzione: 

Redemption Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Productions

Distribuzione: 

Warner Bros.

Data di uscita: 

28 Settembre 2007 (cinema)

 

Trama

 

New york, giorni nostri.

“Il buio nell’anima” è un programma radiofonico condotto da Erica Bein (jodie foster), in procinto di sposarsi con il medico David Birmani (Naven Andrews); il loro progetto di vita si frantuma ad Hyde Park dove a causa di una aggressione David perde la vita e lei rimane in coma.

Dopo tre settimane Erica si risveglia, nulla è più come prima, quella città amata e raccontata nelle sue trasmissioni è ora il suo incubo peggiore; quelle strade percorse a registrare suoni e raccogliere immagini da raccontare ora sono una minaccia che la inducono ad acquistare una pistola.

Un killer soprannominato “il vigilante” lascia a terra quattro malviventi riscuotendo consensi sulla cittadinanza, il detective Sean Mercer (Terrence Howard) è sulle sue tracce.

 

Commenti

 

Film mediocre, deludente sotto molti aspetti.

Il film non decolla, trama stereotipata con espliciti richiami alla violenza del “Giustiziere della notte” e allo pseudo romanticismo rabbioso de “Il corvo”, senza colpi di scena o momenti di tensione.

Scene e personaggi sfilacciati che faticano ad amalgamarsi nel corso delle due ore del film; la polizia scientifica di New York ignora in almeno due scene del crimine vistose tracce di dna, da questo grossolano errore, c’è forse la volontà del regista Neil Jordan (autore di tanti film di successo tra i quali “la moglie del soldato”) di non voler girare un thriller ma un film psicologico che vada a studiare la parte più nascosta ed imprevedibile dell’animo umano.

E chi meglio dell’ex detective Jodie Foster, vista in azione in uno dei cult degli anni 90, può interpretare questo ruolo ai confini dello sdoppiamento della personalità?

Malgrado questa accoppiata di grande affidamento, rimango indifferente al film, che credo sia solo un passaggio a vuoto di due ottimi professionisti di questo mondo

 

Voto: due palle e mezzo

 
10月14日

10 annni fa usciva "HOMOGENIC" di BJORK

Bjork è pura magia

La sua musica è magica.

Ascoltarla è leggere una favola, proiettarsi in un mondo parallelo, amica di Willie Wonka e di colei che visita il paese delle meraviglie, concede al suo interlocutore stimoli multi sensoriali capaci di toccare le quattro dimensioni.

Al terzo album solista dallo scioglimento degli Sugarcubes, Bjork coglie i frutti di quei semi sperimentali piantati nei precedenti Debut e Post  e ci regala la nascita di una nuova era; la freschezza compositiva mista a simpatica follia si trasforma in maturità, la struttura ora è complessa, c’è meno spazio per sorridere e più tempo per riflettere e concentrarsi su ciò che ci scorre intorno e che dalla notte dei tempi si trasforma in ogni istante.

Musica essenziale nelle 9-10 tracce di Homogenic, ritmiche cibernetiche governate da Howie b (già collaboratore degli U2 in Acthung baby e Zooropa) e da Mark Bell degli LFO  che vanno ad intersecarsi con melodie orchestrali intense e laceranti, e poi lei sublime nel dipingere le sue storie con trascinante passione.

Capire questo disco equivale ad imboccare un labirinto (lo sconsiglio vivamente a chi soffre di claustrofobia), sappiamo di non conoscere la strada che ci porterà alla metà ma questa inconscia dose di masochismo mista a carica adrenalinica senza indugio ci attrae, il rischio è di fare la fine di Jack Nicholson in Shining, oppure di essere premiati come Wendy.

Dicevamo, nove-dieci tracce, rimango in dubbio perché credo che la perla regalataci con All is full of love sia stata inserita in scaletta nelle ristampe degli anni successivi.

Hunter è un viaggio nel buio, immaginate fili colorati che si intersecano, si rincorrono, si accoppiano, si sovrappongono, suggestioni dettate da percussioni minimali, archi, fisarmoniche francesi e “boleri” di Ravel che spingono; è gia tempo di commuoversi, allora l’onda romantica di viole e violini sorregge lo sfogo romantico di questa piccola donna islandese in Joga, di sottofondo sempre percussioni metalliche che ci proiettano verso scenari futuristici.

La ricerca di rarefazione dei tempi ed espansione del suono verso l’alto è scandita in Unravel, dove pochi accenni sonori, ci fanno spiccare il volo con estrema pathos; ma ecco riesplodere il lato doloroso di questa artista, Bachelorette è il cuore pulsante di Bjork, sorretto da archi piangenti che fungono da controcanto al grido sofferente dell’artista.

All neon like è l’elettronica, ostica, minimale e suggestiva, ad alto rischio estrazione cd dal lettore se non la si ama, strepitosa nel caso contrario! Come quadro avanguardista, di difficile interpretazione ma mai banale; 5 years prosegue nella fase trance , ora suonarelli casio si mischiano a vibrazioni sintetiche.

Immature si avvicina invece a sonorità ambient, sensuali, come solo il jazz sa regalare, la tenera bambina in questo brano ruggisce usando la voce come una tromba  passando da toni squillanti a vibrati rauchi che si ripetono anche nella successiva e più “abbordabile” Alarm call.

Siamo arrivati al gran finale: Pluto è un gran regalo, esplosione techno degna dei migliori solchi di Aphex twin, ossessiva e percussiva, Bjork delira ricordandomi le improvvisazioni vocali del miglior Mike Patton, mentre scrivo ed ascolto, riesco perfino a ballare seduto sulla mia poltrona, questa è musica benedetta signori!

È finita, peccato.

C’è ancora spazio per una delle più belle canzone di sempre, qui in versione povera, voce e poco più per concedersi tre minuti di (o da) pelle d’oca; canto e controcanto per dirci che c’ho che ci circonda è denso d’amore e noi non possiamo trascurare questo messaggio.All is full of love.

 

Bjork è una grande artista il cui lavoro può piacere o disgustare.

Ai posteri l’ardua sentenza

 

Voto: 8\10