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6月14日

10 anni fa usciva "OK COMPUTER" dei RADIOHEAD

 
CON QUESTO DISCO LA MUSICA DEGLI ANNI '90 TOCCA UNO DEI SUOI MASSIMI VERTICI, è INUTILE GIRARCI INTORNO; PSICHEDELIA, SPERIMENTAZIONE, ISPIRAZIONE E UNA MISCELA DI ROMANTICISMO DOLOROSO E PATOLOGIA CLAUSTROFOBICA NE FANNO UN CAPOLAVORO ASSOLUTO, UNO DEI QUEI DISCHI DESTINATI A NON AVERE ETà ED ESSERE INSERITI DI DIRITTO NELL'OLIMPO DEGLI DEI DELLA MUSICA ROCK DI OGNI TEMPO.
i radiohead arrivano a questo risultato dopo due lavori, che malgrado dei buoni segnali, erano stati ascoltati in maniera piuttosto distratta dal sottoscritto; sembravano percorrere la strada un po' troppo spianata di quelle decine di band inglesi che tanto andavano di moda negli anni novanta e che si basavano su brani dal facile appeal, mascherati rock ma dal risultato decisamente pop.
Ma poi c'è chi continua a proporre sempre la stessa canzone per venti anni e chi sceglie di evadere per scoprire nuovi orizzonti, giocandosi popolarità, fama e soldi con un progetto ambizioso che vuole scavare all'interno della sensibilità umana cercando di sviscerarne tutti i lati: il risultato è ok computer.  
per i kraftwerk anni 70 di The man machine era il robot l'epicentro del loro fantasticare, l'oggetto da idolatrare, oggi, nel 1997 in piena fase post grunge i radiohead ci spingono verso computer e androidi consacrando la nuova era post elettrica; il disco si apre con Airbag, brano dall'incedere ipnotico che funge da intro alle nuove sonorità della band di Thom Yorke, un finale progressivo e vagamente rumorista apre le porte per Paranoid android che inizia quasi come un gemito prodotto da chi chiede aiuto e pian piano si trasforma in urla accompagnate da chitarre acide che invece di portare alla follia improvvisamente si trasformano in braccia che coccolano e sollevano lo sventurato dalle sue paranoie (?).
il viaggio psichedelico prosegue ce ne accorgiamo nelle atmosfere allucinogene di Subterranean homesick alien; exit music credo sia la canzone più struggente che abbia mai sentito, non conosco il testo ma malgrado questo immagino i titoli di coda di un film che scorrono e sullo sfondo un uomo e una donna che si lasciano camminando in direzioni opposte lungo una spiaggia in una giornata dal mare mosso.
Let down addomestica il cuore,  e mette ancora in mostra la peculiarità del disco di provocare suggestioni visive;  karma police apparentemente ci riporta ad una dimensione più lineare, ma un vortice elettronico ci tira giù e ci trasporta in una enorme stanza asettica dove un calcolatore nascosto (Fitter appier) parla preparandoci alla seconda parte del disco.
Electioneering è uno dei brani più tradizionalmente rock di tutto il disco, il ritornello cantato un ottava più alta da tom è davvero incalzante; ritorna di nuovo la psichedelia dark in Climbing up the walls che potrebbe essere suonata allo stesso tempo da Cure, Nirvana e U2 tanto è ricca di venature diverse.
Ma eccoci ad un altro capolavoro, No surprises, lenta e soave con i suoi campanelli sembra uscita da una raccolta natalizia di Frank Sinatra, ciò che stupisce è la capacità di legare sonorità,ritmiche e generi tanto lontani tra loro senza creare disarmonia o delusione; le chitarre cosi come il rullante secco di Lucky ci conducono alle sperimentazioni dei Pink Floyd a cavallo tra sessanta e settanta.
La malinconica the tourist, chiude il disco, sottofondo muusicale usato come tappeto dalla predica di un signor Yorke in stato di grazia.
Un disco eccellente, che malgrado la continua ricerca che contraddistingue la band, non ha avuto dei seguiti altrettanto magistrali.
imperdibile
 
voto: 9\10