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7月20日

10 anni fa usciva "THE FAT OF THE LAND" dei PRODIGY

SONO ONNIFAGO. lo sapete no!!
con la stessa facilità con cui posso ingurgitare una bomba alla crema e dopo due minuti una pizza margherita, amo saltare nei miei ascolti da un genere all'altro; è una questione umorale credo, ormonale, di predisposizione alla concentrazione, di esigenza.
una cosa però non risparmio mai nella mia ricerca sonora: la volontà di trovare qualità, qualunque sia il genere, il mio integralismo non è rivolto alla tipologia, ma al tipo, a come esso è esaltato dalla composizione, all'originalità, alla voglia di sperimentare e coinvolgere e di sfondare nuove barriere.
cosi come le mie preferenze per l'una o per l'altra band, gli anni '90  hanno visto duellare per lo scettro di "band sintetica planetaria" Chemical brothers e Prodigy; a distanza di pochi mesi dall'uscita di "Dig your own hole" dei fratelli chimici ecco rispondere la band di Liam Howlett con un grande botto.
i primi sono sofisticati, amanti di sonorità oriented, i secondi provenienti dalla rave-culture sono i selvaggi, i punk della techno, gli artefici di una danza tribale; disco duro, con virate rock cibernetiche, al quale partecipano stelle del panorama rock mondiale (componenti di Rage against the machine, L7, kula shaker), un albo che ben si integra con i  "palati uditivi" di quel periodo che reclamano nuovi suoni e situazioni.
(SCUSATE è SPARITA LA RECENSIONE DI METà DISCO..PORCA..) 
In Mindfields l'atmosfera si fa più rarefatta, siamo in una zona filtro del nostro viaggio, la galleria sotterranea ci sta lentamente conducendo ad est, in India, dove l'oppio che non manca mai rallenta la nostra percezione visiva ed inizia a farci volare nel sentiero rosso di Narayan; nove minuti di volo in compagnia del cantante dei kula shaker Cripian mills che ci conduce di fronte questa raffigurazione sacra induista.
Ma ecco che si apre una crepa sul terreno e si risprofonda giù, lungo uno dei più famosi tunnel metropolitani visti in tv; il video claustrofobico di Firestarter fu quello apripista del disco, e voci dicono che sia stato girato a costi minimi tutto in una notte, dopo che fu buttato nel cestino un altro milionario perche non gradito alla band.
climbatize è un lungo inetrmezzo che precede un'ode al punk-industriale intitolata Fuel my fire.
tornando ai nostri giorni, posso affermare che la vena compositiva dei Prodigy, se non esaurita, è quantomeno smarrita; dischi mediocri, tentativi falliti di opere personali dei componenti del gruppo, e forse la presupponenza di vedere davanti a loro successi facili hanno offuscato quanto di buono Liam e soci aveessero fatto fino alla fine dei 90; fiducioso in una rinascita, continuo a sentire questo disco che ancor oggi, e per questo genere non è facile, è attuale.
 
voto: 8-\10  VEDETEVI IL VIDEO è IMPERDIBILE
  
 
 
 
7月1日

10 anni fa usciva "ALBUM OF THE YEAR" dei FAITH NO MORE

Album di congedo per una delle band  dello scorso decennio da me più amate.
Appartengono alla categoria di coloro che hanno dato un contributo allo sviluppo delle nuove sonorità di fine millennio; complessi e allo stesso tempo gradevolmente fruibili nel loro impianto assemblato su base metal ma aperto a ogni tipo di influenza dall'hardcore alla ballad orientaleggiante: reinrtroducono con una nuova veste la tastiera nell'ambito dell'alternative music superando il cliche stantio del progressive metal che usava lo strumento per tappeti o assoli al fulmicotone.
ma i Faith no more non sarebbero tali senza colui che più di ogni altro vive questa eccezionale forma d'arte da artista: Mike Patton; un virtuoso della voce, un eclettico giullare della corda vocale all'esasperata ricerca di nuove forme di espressione. Artista poliedrico al quale i Faith no more dopo 10 anni e più di carriera iniziano ad andare stretti: fantomas, tomahawk, peeping tom, mr bungle tanto per citare alcuni suoi progetti paralleli, alcuni veramenti estremi al limite del rumorismo altri più bucolici e vicini alla tradizionale forma canzone.
E' bene precisarlo, non siamo di fronte al disco dell'anno, ne tanto meno siamo di fronte ad un altro "The real thing" o " Angel dust", mancano il furore emotivo del primo e la perfezione del secondo, siamo di fronte ad un buon disco suonato in maniera impeccabile con diverse note di merito e diversi brani di ottima fattura; potrei dire che non manca nulla, il discorso è che i dischi precedenti erano ancora più belli!
Si parte con Collision, e subito gli strumenti prendono fuoco, la chitarra dell'ultimo arrivato mr. hudson sa ben dialogare con la batteria di Mike Bordin nei continui cambi di ritmo e Mike esordisce alternando melodia a grida isteriche; Stripsearch è una hot-ballad che sul finale si incupisce  diventando misteriosa.
 Last cup of sorrow è un brano che si lascia ascoltare, e non a caso è scelto dalla band come singolo per pubblicizzare il disco, l'intercedere regolare con ritornello che apre come un ventaglio il brano è in perfetto stile Faith no more; non si smentiscono neanche nell'inserire dopo questo brano "regolare", un brano più serrato (naked in front of the computer) dove Mike trasforma la sua band in una mitraglia che per due minuti spara a raffica sull'ascoltatore.
Helpless è una ballata scanzonata con tanto di coretti di sottofondo, chitarra acustica,  e fischiettii da prologo al ritornello elettrico; ma ecco un'altra chicca assoluta Mouth to mouth, tastiera da piazza rossa e un cantato che taglia le parole con un rasoio (peccato per un ritornello troppo ripetitivo).
ashes to ashes, malgrado non sia stata sviluppata l'idea al 100 %, è il brano più raffinato del disco, la sensazione che si avverte ascoltando il disco è che malgrado sia suonato in maniera splendida , manchi quella freschezza compositiva che aveva caratterizzato i precedenti lavori e che lo scioglimento della band fosse già in atto (in maniera inconscia) al momento della genesi del disco. She love me not è grandiosa, sembra di ascoltare Stewie Wonder, la realtà è che i Faith no more ci stanno preparando uno scherzetto, perche dopo questi tre minuti di relax, arriva il fulmine estivo: Got that feeling. mike si sdoppia ed inizia a litigare con se stesso condendo in maniera originale il brano più incazzato del disco.
Paths of glory rallenta di nuovo il ritmo, la canzone francamente non sfonda, sembra già ascoltata, peccato; l'intermezzo di Home sick home non lascia il segno, e siamo al termine, la parola fine alla vicenda Faith no more la da Pristina, degna chiusura, lenta, introspettiva, solenne ed inesorabile la strofa centrale grida "i'll be with you" ricordandoci che se i Faith no more muoiono, la loro musica rimarrà sempre li a tenerci compagnia.
 
 
 non sono un abile oratore, ne tantomeno un valido creatore di epitaffi.
ieri ho dato l'ultimo saluto ad un amico, eravamo in centinaia a salutarlo, spero che ogni stilla di quel fiume di lacrime che ho visto scorrere  confluisca in un mare, quello della serenità di una famiglia che si è dovuta distaccare dal suo amato.
La goccia che ha rigato il mio viso è per tuo cugino, proteggi la tua famiglia.
ciao Lorenzo
 
Raimondo