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9月15日

10 anni fa usciva "ROSEMARY PLEXIGLAS" degli SCISMA

 La fine degli anni 90 rappresenta il culmine del movimento indie italiano, anni in cui mi ero illuso che finalmente i palati nostrani stessero lentamente iniziando a gustare musica dal sapore internazionale, tante band fiorivano in tutta la penisola, un certo fermento fine a se stesso sembrava respirarsi nell’aria; sembrava che la rima cuore amore stesse per essere spazzata via. Fumo negli occhi, purtroppo.

Ma i primi a rendersi conto dell’effimera illusione furono le band stesse, costrette nella maggior parte a chiudere baracca e burattini dovendo scegliere tra l’instabilità della vita da artista e la molto meno esaltante vita da impiegato, ma almeno stabile: non ne fecero segreto gli Scisma i cui componenti, malgrado un discreto successo, furono costretti a sciogliere la band perché non potevano permettersi di vivere di musica.

Di quell’ondata anomala, solo un 10 per cento è riuscito nell’impresa di fare della musica una professione, gli altri si sono lentamente persi nell’anonimato, facendo implodere in se stessa questa bomba culturale; notati e prodotti da Manuel Agnelli degli Afterhours, gli Scisma  creati da Paolo Benvegnù, sono un sestetto composto da tre ragazzi (voce, chitarra e batteria) e tre ragazze (voce, basso e tastiere) tutti dalla indubbia, grande presenza scenica.

La breve carriera in studio costituita da due soli dischi (il secondo ed ultimo si intitola Armstrong), parte con questo splendido cd intitolato Rosemary plexiglas, un album molto elaborato caratterizzato da una ricerca che va dal cantautorato alla sperimentazione, dal rock puro ad un pop geneticamente modificato: aulici, struggenti, emozionanti, divertenti, in una sola parola, deliziosi.

Dotati di una estrosa creatività compositiva, arricchiscono i loro brani con testi mai banali, anzi direi complessi! Il risultato è un disco molto versatile, fresco, di quelli che si possono ascoltare più volte di seguito, una bellissima fotografia del mio 1997.

Rosemary plexiglas si apre con il brano omonimo,uno degli italiani più belli del decennio, una ballad pop perfetta, condita con violini campionati e la sensuale voce di Sara che ci annuncia la volontà della band di puntare a dare ai loro fruitori nuova linfa; di seguito Completo mette l’accento sul lato più indie della band, una miscela di noise rock e musica contemplativa con  chitarre distorte e una voce aggressiva e graffiante (ricordano i migliori Marlene Kuntz); sottovoce nei cori inizia a farsi sentire Paolo Bevegnù con il suo look vintage, si riscalda per il  successivo brano, Loop 43, in cui si invertono le parti tra cantanti, un brano che parte piano ma poi si apre con forza vigorosa. Stesso discorso per la tribale PSW che all’inizio è cupa ,quasi voglia esorcizzare una siccità sonora durata troppo a lungo, ma che poi come quando arriva la prima goccia d’acqua riesce a spargere nell’aria un elisir profumato ed inebriante; ecco  arrivare un momento di relativa calma, Negligenza è un buon brano che mette in risalto il lato più ludico e scanzonato della band (ricordate gli Ustmamo?), con ritornelli che si avvicinano a scioglilingua.

Centro e la successiva Svecchiamento ci riportano al lato più squisitamente rock e dark della band, testo torbido quello che si spalma sui tamburi indiani del secondo brano in questione ( si parla di “agreste bisogno di svendere fluidità”); quasi per spirito di contrapposizione ecco la freschezza di Sara che sdolcinatamente ci racconta del suo corso di “Videoginnastica”.

Paolo invece in Autostrada e Golf si sbilancia mettendo in evidenza il suo lato più intimista e cantautorale, quel lato che poi esploderà nel bellissimo disco solista di alcuni anni dopo, bellissimo come  L’equilibrio, brano romantico ed emozionante con un tema centrale semplice ma evocativo, accessibile a tutti i palati; ascoltando questa canzone un po’mi innervosisco perché oggi avremmo bisogno di band di questo spessore.

Con 84 le due voci si scontrano spaccando il brano in due, paolo da una parte che fa il cattivo e dall’altra una sara,  soave; finisce pari e patta con i due che se ne vanno fischiettando mano nella mano. Nuovo è il brano più coraggioso della band, e forse per questo sarebbe bene premiarlo come il mio migliore dell’intero disco; sette  minuti di atmosfere magiche, farcite di archi, campioni lirici, e quel non so che di passato che aggiunge pathos al brano, silenzi, cadenzati da tamburi lontani, che poi si tacciono per l’esplosione chitarristica che vomita energia sull’ascoltatore ignaro.

Il silenzio della signora Mazo in Nuovo si spiega nella successiva ed ultima canzone intitolata Poco incline ai rif, dove con voce fanciullesca ci congeda dagli Scisma regalandoci l’ultima magia del disco.

 

Voto: 8\10