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日志


12月9日

10 anni fa usciva AROUND THE FUR dei DEFTONES

Eccomi a parlarvi di un altro pezzo da novanta del panorama post metal americano degli anni novanta: i Deftnes di Chino Moreno.

Quando una band, fa coniare nuovi nomi tra i generi musicali è sempre buon segno, al di la del risultato che  se ne ottiene; anche se in maniera inappropriata i Deftones, in compagnia di Korn, Limp bizkit,  Slipknot vengono fatti convogliare nel filone nu metal, un nuovo genere che mischia metal, rap, dj a forte carica giovanile, tanto osannato quanto dal futuro effimero.

I Limp bizkit sono spariti, i Korn farebbero bene a sparire (ormai sono ridicoli), gli Slipknot col tempo migliorano, ed i Deftones?

Dopo il loro capolavoro White Pony (terzo disco), un paio di prove non alla loro altezza, ma non sono preoccupato! Qui c’è tanta di quella sostanza che non posso non parlarne sempre bene, loro non sono impostati, non hanno creato come gli altri sopra nominati un’immagine che non riescono più a scrollarsi di dosso, viscerali nella crudezza del loro vivere la musica in maniera a volte estrema a volte dolorosamente romantica.

Le radici di White pony attecchiscono nel 1997 quando esce Around the fur, seconda prova dopo l’iniziale Adrenaline di due anni più vecchio, un disco in cui emergono le psicosi vocali del sensuale Chino, a cui fanno da eco i riff taglienti di Stephen Carpenter e una sezione ritmica massiccia, di quelle che toglie il fiato.

Il disco si apre subito col botto, My own summer è geniale, lenta in attesa di sferrare un colpo mortale che arriva immancabile come un faro abbagliante puntato contro, la luce si rispegne e la voce sussurra all’orecchio che la tempesta sta per tornare: capolavoro super ricopiato.

Ihabia parte senza lasciare un attimo per respirare, il giochino dell’alternanza vocale si ripete, anche se su atmosfere più vicine al metal di fine decennio; nelle note alte chino usa tonalità strane quasi stonando, ma è tutto programmato e voluto (diventerà un marchio di fabbrica  nei prossimi dischi).

L’intro di Mascara si avvicina alle sonorità oscure dei Tool, altri maestri di questo decennio, brano che sembra sospeso nell’aria in attesa di essere baciato da una raffica di vento; ma già siamo arrivati ad Around the fur dove ci riallacciamo ai brani più estremi di Seattle, orbita Alice in chains per capirci: cantato che improvvisamente diventa sporco, metal-core più che nu-metal.

Parlavamo di metal? Ed ecco nascere Rickets, tre minuti di reinterpretazione del genere in cui tutti si esibiscono mostrando il loro lato più “animalesco”.

Be quite and drive è semplicemente straordinaria, il brano che vale una carriera, perfetta, sexy, la capacità di lasciarti sognare con un brano pesante, la loro essenza: un brano ideale per ballare un lento e trasmettere le proprie emozioni al solo contatto della pelle.

Di nuovo metal core in Lotion, ci si chiede quante tonsille abbia sto ragazzo, e si maledice il fatto di non aver visto un loro concerto; Dai the flu è un pezzo più sofisticato ma sempre orecchiabile e sincero al contrario dei ritornelli con l’inghippo di P.o.d. o nickleback o altri che non so neanche come si chiamano!

Headup con la partecipazione straordinaria di Max Cavalera a differenza degli altri brani ascoltati si avvicina invece a quel crossover di metal e rap ascoltato e riascoltato in quella fantastica compilation tratta dal film Judgment night;in Mix una voce di donna fa da controcanto alla voce di chino moreno mentre un basso ipnotico lega le strofe.

 

Voto: 8-\10

 

Cco vi saluta e comunica che sta nascendo il suo nuovo blog, detto blog light per via di chi mi dice che questo e troppo pesante!
 
12月3日

O MIRACOLO...

Grazie Signore della Musica per avermi dato il privilegio ancora una volta di assistere a questo miracolo che porta il tuo nome.
 
ieri sera dopo troppo tempo ho finalmente goduto di nuovo della musica live che per me equivale all'estasi dell'oro di Leoniana memoria. Sono sempre più convinto che la musica abbia poteri extra temporali e sia in grado di scuotere qualunque animo. peace & lone a tutti dal rinvigorito ccomix. buona settimana
11月14日

10 anni fa usciva "MOGWAI YOUNG TEAM" dei MOGWAI

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Sicuramente tra i dischi più belli dell’anno, young team segna un solco profondo nella mia cultura.

La mia ricerca musicale sempre bramosa di novità e nuove sonorità si imbatte in un brano passato alla radio dal buon Prince Faster, si intitola Summer, ed è suonata da una band di ragazzetti scozzesi che si fa chiamare Mogwai; rimango rapito dall’incedere malinconico del brano che seppur strumentale, mi parla e suscita forti emozioni nel mio cuore.

Insieme a band come i Tortoise, ascoltando i Mogwai assisto alla nascita di un nuovo genere in cui la musica è l’epicentro sensoriale e non serve più il testo per inviare messaggi: questo è post rock.

Poco più che ventenni vengono a suonare a Roma, in un locale chiamato Frontiera, oggi triste fastfood americano; ovviamente io sono in prima fila, pur conoscendo solo quel brano, e nel vederli salire sul palco quasi mi vien da ridere per quanto sono schivi e “normali”; sorriso sulla bocca imbracciano gli strumenti e in silenzio inizia il concerto, prima solo basso, poi basso più chitarre, infine l’ingresso della batteria per un brano che lentamente prende consistenza ed infine esplode spaccando le gambe agli ignari uditori.

Gran bel concerto che mi costringe ad acquistare la sera stessa anche il cd, che oggi considero uno dei pezzi più preziosi della mia collezione.

In apertura subito un regalo, Yes! I am a long way from home, è il marchio di fabbrica della band, lenta, quasi un loop incantatore che addomestica il suono sempre più saturo, avvisaglia del macigno distorsivo che come cascata piove sul cervello di chi si lascia guidare nel loro magico sentiero; flebili sussurri femminili si ascoltano all’inizio, flebili sussurri maschili alla fine del brano, legato a Like herod, canzone in suspance capace di avvolgerci, coccolarci ed infine stritolarci masochisticamente nelle sue urla metalliche di dolore che per due volte compaiono improvvisamente negli oltre undici minuti di passione (questo brano dal vivo è per cuori forti…).

Il rumorismo diabolico del finale di like herod ci apre al basso di Katrien dove una voce maschile  appena percepibile parla, con tono quasi cronachistico di qualcosa di terribile che non possiamo comprendere.

Musica da film è Radar maker, pianoforte e impercettibili orpelli sonori vestono questo brano stranamente breve per i mogwai, ma arriva la sensuale Tracy imperturbabile sotto i suoi veli, elegantemente vestita si muove sinuosa al ritmo di uno xilofono, lentamente questi scozzesi ci avvolgono e ci risucchiano nel loro mondo vorticoso, piacevolmente ossessivo; si ripete sempre l’utilizzo della voce, come strappata ad un giornale radio, usata come sottofondo sonoro più che per fornire messaggi.

Ed ecco Summer, da ascoltare ad occhi chiusi, essenziale, triste, allegra, solare e lunatica allo stesso tempo, monumentale.

Ancora piano soave in With portfolio, che però è quasi subito sopraffatto da suoni assordanti che assalgono, distruggono e lacerano i timpani; finisce l’uragano sonore e subito una gracile chitarra cura le nostre orecchie frastornate aprendoci all’unico brano in cui la voce è in primo piano: R U still in 2 it? brano lento ed intenso dilatato nei tempi.

La malinconia ci coglie nel suo aspetto più viscerale e disperato in A cheery wave from standed youngsters, senza darci la possibilità di prepararci alla caduta negli inferi di Mogwai fear satan che nei suoi sedici minuti e diciannove minuti rimane uno dei capisaldi della musica di questo decennio; una marcia fiera, imponente, sul terreno di una guerra che non si vuole combattere, fatta di clarinetti che sorridono raffinatamente, e chitarre distorte che spazzano via i detriti di una società sbandata: come diceva il sommo poeta “è una libidine, è una rivoluzione!”.

 I mogwai sono uno di quei gruppi di cui sinceramente non potrei fare a meno perché nel loro silenzio sanno sempre dare una risposta alle mie domande.

Grazie di cuore ragazzi.

 

Voto 9\10

10月31日

10 anni fa usciva "HAI PAURA DEL BUIO?" degli AFTERHOURS

 

0094638106722-lfAfterhours. Mmm afterhours. Le parole non mi escono, ho la sensazione di non riuscire a trovare quelle giuste, di scordarmene qualcuna. Signori ma soprattutto signore, questo disco è il manifesto della musica rock italiana degli anni novanta.

Mi servirebbero delle ore per cogliere l’essenza di questo capolavoro, ed io ho solo dei ritagli di tempo per raccontarvelo; disco assolutamente poetico ed emozionante che trae linfa dalla incontrovertibile ed affascinante linea che segna la vita.

Innanzitutto chi sono gli Afterhours?

Gli After sono una band creata a Milano circa venti anni fa da un ragazzo benestante chiamato Manuel Agnelli, con lui diversi amici che nel corso del tempo si susseguono in numerosi cambi di formazione dando vita a diverse fasi stilistiche individuabili in una carriera ormai ventennale.

Dopo gli esordi in inglese e l’interessante se pur acerbo primo disco cantato in italiano intitolato Germi che vede l’ingresso in formazione del chitarrista Xabier Iriondo, nasce se pur con grossi problemi di carattere manageriale, che per un certo periodo ne mettono in discussione la stessa uscita, Hai paura del buio?, che risente in senso positivo di questo travaglio fornendo a tutta l’opera una maggiore carica esplosiva.

Insieme all’approccio da vero rocker di Manuel ed alle divagazioni sperimentali di Xabier nella line up del disco compare esclusivamente Giorgio Prette alla batteria, Dario Ciffo al violino e Andrea Viti al basso pur prendendo parte alle sessioni di registrazione non sono ancora membri ufficiali della band.

Album della maturità dicevamo, sintesi di una ricerca che va spaziando su diversi generi che solo apparentemente potrebbero sembrar cozzare all’interno delle diciannove tracce che lo compongono: permane l’approccio rock americano post grunge, ma si insinuano nelle trame delle composizioni echi della psichedelia dei  Beatles di stg. Peppers, brani vicini al cantautorato anni 70 italiano, ma anche divagazioni più sperimentali e tracce più estreme.

Hai paura del buio? e 1.9.9.6. servono a preparare l’ascoltatore alla fruizione del disco, la prima rumorista la seconda dal sound molto british rappresentano i titoli di testa di questo film, la cui prima scena è di quelle destinate ad entrare nella storia: Male di miele è l’icona del gruppo, il marchio indelebile, la canzone che non può mancare nei concerti, è la Smells like teen spirit degli Afterhours; riff inconfondibile, testo incalzante e poi quei coretti in falsetto ormai storici!

E subito dopo Rapace, ballad degna dei Temple of the dog, intensa e sofferta nelle sue note, delirante nel suo testo crudo: “verrò come un rapace a mutilare la pace dentro il tuo cuore”, se non è amore questo!

L’approccio diretto e una certa propensione alla descrizione della sessualità emergono  in Elymania dove giocattoli vibranti entrano nel corpo producendo miele che sa di….e proseguono in un altro capolavoro come Pelle, dove esplode la sofferenza per la lontananza tra due corpi che si cercano anche quando non dovrebbero; il romanticismo di relazioni proibite e il dolore che esso provoca sono esaltate dal violino di Dario che cerca sempre di non essere lezioso ma di dare solo degli imput sensoriali all’ascoltatore.

Dea è un brano di circa due minuti di puro hardcore che fa mancare il respiro a causa del suo ritmo serrato, precede le sperimentazioni di Senza finestra, un intermezzo pieno di effetti dai tratti cupi.

In Simbiosi è un brano acustico per voce, chitarra e sottofondi dove senza tanti giri di parole il buon Manuel ci racconta di come testualmente senta fondere le sue dita dentro una f..a.

Ma eccoci ad ascoltare un altra delle canzoni storiche della band, Voglio una pelle splendida; un brano riflessivo il cui testo ci aiuta ad investigare sulla complessità della vita e dei rapporti interpersonali, e le cui note ci fanno sognare tramonti montani.

La strumentale Terrorswing sembra registrata con un quattro tracce, gioca su rumori che creano suspance e poi esplodono sul tema centrale imperniato sulle note della chitarra; c’è  la sensazione che all’interno del disco questi divertissment musicali servano da lepre hai brani più d’impatto, come in questo caso dove Terrorswing è succeduta da Lasciami leccare l’adrenalina, sfuriata rock alla foo fighters.

I testi esasperati ed a volte difficili da comprendere proseguono in Punto g, seriosa e malata nel suo intercedere lento e sepolcrale; la scossa arriva ingurgitando Veleno in cui l’atmosfera cambia proiettandoci su venature hard vicine all’amico Greg Dulli.

Il pianoforte sostenuto dagli archi di Come vorrei ci riporta a sonorità inglesi, un raggio di sole apparente, appannato dal testo stravagante che parla di Strichinina ed Edda; è in questa parte finale dell’opera che emerge la mia tesi sul fatto che un disco dovrebbe essere al massimo di dodici tracce: Questo pazzo pazzo mondo di tasse e la semi strumentale musicista contabile farebbero fatica a trovare spazio in una scaletta da greatest hits.

Non si può dire lo stesso dell’energica Sui giovani d’oggi ci catarro sopra, ironica, tagliente e serrata accusa dei moderni “alternativi” capaci solo di sperperare i soldi del paparino; in conclusione Mi trovo nuovo, saluti da parte degli Afterhours con un brano in bilico tra la ballata, la psichedelia ed una sana dose di follia.

Un disco fantastico che non smette mai di sorprendermi.

 

Voto: 8,5\10

 

Grazie di cuore a tutti gli amici che intervengono in questo blog. CCO

10月14日

10 annni fa usciva "HOMOGENIC" di BJORK

Bjork è pura magia

La sua musica è magica.

Ascoltarla è leggere una favola, proiettarsi in un mondo parallelo, amica di Willie Wonka e di colei che visita il paese delle meraviglie, concede al suo interlocutore stimoli multi sensoriali capaci di toccare le quattro dimensioni.

Al terzo album solista dallo scioglimento degli Sugarcubes, Bjork coglie i frutti di quei semi sperimentali piantati nei precedenti Debut e Post  e ci regala la nascita di una nuova era; la freschezza compositiva mista a simpatica follia si trasforma in maturità, la struttura ora è complessa, c’è meno spazio per sorridere e più tempo per riflettere e concentrarsi su ciò che ci scorre intorno e che dalla notte dei tempi si trasforma in ogni istante.

Musica essenziale nelle 9-10 tracce di Homogenic, ritmiche cibernetiche governate da Howie b (già collaboratore degli U2 in Acthung baby e Zooropa) e da Mark Bell degli LFO  che vanno ad intersecarsi con melodie orchestrali intense e laceranti, e poi lei sublime nel dipingere le sue storie con trascinante passione.

Capire questo disco equivale ad imboccare un labirinto (lo sconsiglio vivamente a chi soffre di claustrofobia), sappiamo di non conoscere la strada che ci porterà alla metà ma questa inconscia dose di masochismo mista a carica adrenalinica senza indugio ci attrae, il rischio è di fare la fine di Jack Nicholson in Shining, oppure di essere premiati come Wendy.

Dicevamo, nove-dieci tracce, rimango in dubbio perché credo che la perla regalataci con All is full of love sia stata inserita in scaletta nelle ristampe degli anni successivi.

Hunter è un viaggio nel buio, immaginate fili colorati che si intersecano, si rincorrono, si accoppiano, si sovrappongono, suggestioni dettate da percussioni minimali, archi, fisarmoniche francesi e “boleri” di Ravel che spingono; è gia tempo di commuoversi, allora l’onda romantica di viole e violini sorregge lo sfogo romantico di questa piccola donna islandese in Joga, di sottofondo sempre percussioni metalliche che ci proiettano verso scenari futuristici.

La ricerca di rarefazione dei tempi ed espansione del suono verso l’alto è scandita in Unravel, dove pochi accenni sonori, ci fanno spiccare il volo con estrema pathos; ma ecco riesplodere il lato doloroso di questa artista, Bachelorette è il cuore pulsante di Bjork, sorretto da archi piangenti che fungono da controcanto al grido sofferente dell’artista.

All neon like è l’elettronica, ostica, minimale e suggestiva, ad alto rischio estrazione cd dal lettore se non la si ama, strepitosa nel caso contrario! Come quadro avanguardista, di difficile interpretazione ma mai banale; 5 years prosegue nella fase trance , ora suonarelli casio si mischiano a vibrazioni sintetiche.

Immature si avvicina invece a sonorità ambient, sensuali, come solo il jazz sa regalare, la tenera bambina in questo brano ruggisce usando la voce come una tromba  passando da toni squillanti a vibrati rauchi che si ripetono anche nella successiva e più “abbordabile” Alarm call.

Siamo arrivati al gran finale: Pluto è un gran regalo, esplosione techno degna dei migliori solchi di Aphex twin, ossessiva e percussiva, Bjork delira ricordandomi le improvvisazioni vocali del miglior Mike Patton, mentre scrivo ed ascolto, riesco perfino a ballare seduto sulla mia poltrona, questa è musica benedetta signori!

È finita, peccato.

C’è ancora spazio per una delle più belle canzone di sempre, qui in versione povera, voce e poco più per concedersi tre minuti di (o da) pelle d’oca; canto e controcanto per dirci che c’ho che ci circonda è denso d’amore e noi non possiamo trascurare questo messaggio.All is full of love.

 

Bjork è una grande artista il cui lavoro può piacere o disgustare.

Ai posteri l’ardua sentenza

 

Voto: 8\10

9月15日

10 anni fa usciva "ROSEMARY PLEXIGLAS" degli SCISMA

 La fine degli anni 90 rappresenta il culmine del movimento indie italiano, anni in cui mi ero illuso che finalmente i palati nostrani stessero lentamente iniziando a gustare musica dal sapore internazionale, tante band fiorivano in tutta la penisola, un certo fermento fine a se stesso sembrava respirarsi nell’aria; sembrava che la rima cuore amore stesse per essere spazzata via. Fumo negli occhi, purtroppo.

Ma i primi a rendersi conto dell’effimera illusione furono le band stesse, costrette nella maggior parte a chiudere baracca e burattini dovendo scegliere tra l’instabilità della vita da artista e la molto meno esaltante vita da impiegato, ma almeno stabile: non ne fecero segreto gli Scisma i cui componenti, malgrado un discreto successo, furono costretti a sciogliere la band perché non potevano permettersi di vivere di musica.

Di quell’ondata anomala, solo un 10 per cento è riuscito nell’impresa di fare della musica una professione, gli altri si sono lentamente persi nell’anonimato, facendo implodere in se stessa questa bomba culturale; notati e prodotti da Manuel Agnelli degli Afterhours, gli Scisma  creati da Paolo Benvegnù, sono un sestetto composto da tre ragazzi (voce, chitarra e batteria) e tre ragazze (voce, basso e tastiere) tutti dalla indubbia, grande presenza scenica.

La breve carriera in studio costituita da due soli dischi (il secondo ed ultimo si intitola Armstrong), parte con questo splendido cd intitolato Rosemary plexiglas, un album molto elaborato caratterizzato da una ricerca che va dal cantautorato alla sperimentazione, dal rock puro ad un pop geneticamente modificato: aulici, struggenti, emozionanti, divertenti, in una sola parola, deliziosi.

Dotati di una estrosa creatività compositiva, arricchiscono i loro brani con testi mai banali, anzi direi complessi! Il risultato è un disco molto versatile, fresco, di quelli che si possono ascoltare più volte di seguito, una bellissima fotografia del mio 1997.

Rosemary plexiglas si apre con il brano omonimo,uno degli italiani più belli del decennio, una ballad pop perfetta, condita con violini campionati e la sensuale voce di Sara che ci annuncia la volontà della band di puntare a dare ai loro fruitori nuova linfa; di seguito Completo mette l’accento sul lato più indie della band, una miscela di noise rock e musica contemplativa con  chitarre distorte e una voce aggressiva e graffiante (ricordano i migliori Marlene Kuntz); sottovoce nei cori inizia a farsi sentire Paolo Bevegnù con il suo look vintage, si riscalda per il  successivo brano, Loop 43, in cui si invertono le parti tra cantanti, un brano che parte piano ma poi si apre con forza vigorosa. Stesso discorso per la tribale PSW che all’inizio è cupa ,quasi voglia esorcizzare una siccità sonora durata troppo a lungo, ma che poi come quando arriva la prima goccia d’acqua riesce a spargere nell’aria un elisir profumato ed inebriante; ecco  arrivare un momento di relativa calma, Negligenza è un buon brano che mette in risalto il lato più ludico e scanzonato della band (ricordate gli Ustmamo?), con ritornelli che si avvicinano a scioglilingua.

Centro e la successiva Svecchiamento ci riportano al lato più squisitamente rock e dark della band, testo torbido quello che si spalma sui tamburi indiani del secondo brano in questione ( si parla di “agreste bisogno di svendere fluidità”); quasi per spirito di contrapposizione ecco la freschezza di Sara che sdolcinatamente ci racconta del suo corso di “Videoginnastica”.

Paolo invece in Autostrada e Golf si sbilancia mettendo in evidenza il suo lato più intimista e cantautorale, quel lato che poi esploderà nel bellissimo disco solista di alcuni anni dopo, bellissimo come  L’equilibrio, brano romantico ed emozionante con un tema centrale semplice ma evocativo, accessibile a tutti i palati; ascoltando questa canzone un po’mi innervosisco perché oggi avremmo bisogno di band di questo spessore.

Con 84 le due voci si scontrano spaccando il brano in due, paolo da una parte che fa il cattivo e dall’altra una sara,  soave; finisce pari e patta con i due che se ne vanno fischiettando mano nella mano. Nuovo è il brano più coraggioso della band, e forse per questo sarebbe bene premiarlo come il mio migliore dell’intero disco; sette  minuti di atmosfere magiche, farcite di archi, campioni lirici, e quel non so che di passato che aggiunge pathos al brano, silenzi, cadenzati da tamburi lontani, che poi si tacciono per l’esplosione chitarristica che vomita energia sull’ascoltatore ignaro.

Il silenzio della signora Mazo in Nuovo si spiega nella successiva ed ultima canzone intitolata Poco incline ai rif, dove con voce fanciullesca ci congeda dagli Scisma regalandoci l’ultima magia del disco.

 

Voto: 8\10 

8月19日

10 anni fa usciva "THE WILL TO LIVE" di BEN HARPER

 RIECCOCI qui miei cari, si riparte.
e' un piacere rimettersi davanti la tastiera ascoltando questo disco splendido; Ben Harper incarna i miei ideali di artista: creativo, espressivo, dotato di una tecnica unica e di un sex appeal al quale  credo poche donne possano resistere. alterna dischi a firma Ben Harper and the innocent criminals a dischi solisti, questo è della seconda specie!
tra i suoi dischi più riusciti senza dubbio, The will to live percorre le strade della vita con inarrivabile pathos, sconvolgentemente convolgente ed emozionanante nei suoi passi più intimisti, fenomenale nei brani più vigorosi; la sensazione ascoltando questo musicista, è che la materia che maneggia sia sacra, ed in quanto tale da venerare e celebrare con massimo rispetto.
Faded apre il disco, con la firma immediata della chitarra slide di ben che suona da seduto con lo strumento appoggiato sulle gambe: un brano monumentale che dal vivo impedisce di stare seduti ad ascoltare per quanto è vigorosa e ricca di spirito infuocato, una sorta di intermezzo acustico di un minuto sembra la seconda traccia ed invece il brano riparte col suo ritornello amaliatore.
una radio impolverata ci riporta all'america più contadina delle comunità afro-blues e ci fa ascoltare Homeless child; quel suono sporco, come per magia è ripulito dalla chitarra acustica di Number three, brano intenso che in un minuto e mezzo ci lascia sognare lo sguardo della nostre donne che sorride.
una sorta di intro a Roses from my friends, che come una sinusoide percorre le salite e discese della vita, dicendoci che basta un sorriso per essere felici, e che in fondo anche quando non c'è da ridere, il miraggio della felicità è sempre li ad un passo da noi. siamo già dentro i fumi densi del disco, è quasi percepibile in maniera tattile la spiritualità di questi brani, Jah work e semplicemente strepitosa, da pelle d'oca con il suo basso reggae, la chitarra pennellata e gli echi di percussioni africane.
l'ascesa di questa piramide sonora trova il suo vertice nello spiritual di I want to be ready, in cui le doti compositive e vocali dell'iper tatuato signor harper emergono nel loro splendore più sfavllante; il brano che da il titolo all'intero albo segna l'inizio della discesa, rientra in gioco il distorsore e le fioche luci di un candelabro si spengono per dare spazio a grossi riflettori.
ben ama scherzare, ed ecco riaffacciarsi un menestrello dalla finestra di un borgo dalle stradine strette ed acciottote e abitazioni dai terrazzi pieni di fiori (ashes), c'è spazio addirittura per un sax ad arricchire il quadro bucolico.
Widow of a living man traduce in musica e parole la disperazione di una donna per un amore finito, il crollo di un castello di sogni e la richiesta di aiuto e di spiegazioni alla mamma,  struggente.
la sequenza di brani straordinari prosegue con Glory & consequence in cui si può di nuovo ballare e dare sfogo a ciò che troppo spesso ci si tiene dentro; ideale chiusura per un concerto e per un disco, ma ben non è ancora soddisfatto, ed ecco concretizzarsi un brano molto seventee con fiati e basso effettato: mama's trippin' eccezionaleeeee, la consiglio a Tarantino per i suoi film!
siamo alla fine sul serio ora, I shall not walk alone, chiude il disco, spenti i microfoni i cantante americano mi confessa a quattrocchi quale sia la sua preghiera prima di addormentarsi; spegnete la luce è ora di sognare.
ben harper è uno tei talenti più grandi del panorama musicale moderno, non è alla ricerca di cose nuove ,vuole solo esprimere i suoi sentimenti esplicitandoli attraverso la musica, e per questo lo ringrazio.
 
voto: 8,5\10
 
7月20日

10 anni fa usciva "THE FAT OF THE LAND" dei PRODIGY

SONO ONNIFAGO. lo sapete no!!
con la stessa facilità con cui posso ingurgitare una bomba alla crema e dopo due minuti una pizza margherita, amo saltare nei miei ascolti da un genere all'altro; è una questione umorale credo, ormonale, di predisposizione alla concentrazione, di esigenza.
una cosa però non risparmio mai nella mia ricerca sonora: la volontà di trovare qualità, qualunque sia il genere, il mio integralismo non è rivolto alla tipologia, ma al tipo, a come esso è esaltato dalla composizione, all'originalità, alla voglia di sperimentare e coinvolgere e di sfondare nuove barriere.
cosi come le mie preferenze per l'una o per l'altra band, gli anni '90  hanno visto duellare per lo scettro di "band sintetica planetaria" Chemical brothers e Prodigy; a distanza di pochi mesi dall'uscita di "Dig your own hole" dei fratelli chimici ecco rispondere la band di Liam Howlett con un grande botto.
i primi sono sofisticati, amanti di sonorità oriented, i secondi provenienti dalla rave-culture sono i selvaggi, i punk della techno, gli artefici di una danza tribale; disco duro, con virate rock cibernetiche, al quale partecipano stelle del panorama rock mondiale (componenti di Rage against the machine, L7, kula shaker), un albo che ben si integra con i  "palati uditivi" di quel periodo che reclamano nuovi suoni e situazioni.
(SCUSATE è SPARITA LA RECENSIONE DI METà DISCO..PORCA..) 
In Mindfields l'atmosfera si fa più rarefatta, siamo in una zona filtro del nostro viaggio, la galleria sotterranea ci sta lentamente conducendo ad est, in India, dove l'oppio che non manca mai rallenta la nostra percezione visiva ed inizia a farci volare nel sentiero rosso di Narayan; nove minuti di volo in compagnia del cantante dei kula shaker Cripian mills che ci conduce di fronte questa raffigurazione sacra induista.
Ma ecco che si apre una crepa sul terreno e si risprofonda giù, lungo uno dei più famosi tunnel metropolitani visti in tv; il video claustrofobico di Firestarter fu quello apripista del disco, e voci dicono che sia stato girato a costi minimi tutto in una notte, dopo che fu buttato nel cestino un altro milionario perche non gradito alla band.
climbatize è un lungo inetrmezzo che precede un'ode al punk-industriale intitolata Fuel my fire.
tornando ai nostri giorni, posso affermare che la vena compositiva dei Prodigy, se non esaurita, è quantomeno smarrita; dischi mediocri, tentativi falliti di opere personali dei componenti del gruppo, e forse la presupponenza di vedere davanti a loro successi facili hanno offuscato quanto di buono Liam e soci aveessero fatto fino alla fine dei 90; fiducioso in una rinascita, continuo a sentire questo disco che ancor oggi, e per questo genere non è facile, è attuale.
 
voto: 8-\10  VEDETEVI IL VIDEO è IMPERDIBILE
  
 
 
 
7月1日

10 anni fa usciva "ALBUM OF THE YEAR" dei FAITH NO MORE

Album di congedo per una delle band  dello scorso decennio da me più amate.
Appartengono alla categoria di coloro che hanno dato un contributo allo sviluppo delle nuove sonorità di fine millennio; complessi e allo stesso tempo gradevolmente fruibili nel loro impianto assemblato su base metal ma aperto a ogni tipo di influenza dall'hardcore alla ballad orientaleggiante: reinrtroducono con una nuova veste la tastiera nell'ambito dell'alternative music superando il cliche stantio del progressive metal che usava lo strumento per tappeti o assoli al fulmicotone.
ma i Faith no more non sarebbero tali senza colui che più di ogni altro vive questa eccezionale forma d'arte da artista: Mike Patton; un virtuoso della voce, un eclettico giullare della corda vocale all'esasperata ricerca di nuove forme di espressione. Artista poliedrico al quale i Faith no more dopo 10 anni e più di carriera iniziano ad andare stretti: fantomas, tomahawk, peeping tom, mr bungle tanto per citare alcuni suoi progetti paralleli, alcuni veramenti estremi al limite del rumorismo altri più bucolici e vicini alla tradizionale forma canzone.
E' bene precisarlo, non siamo di fronte al disco dell'anno, ne tanto meno siamo di fronte ad un altro "The real thing" o " Angel dust", mancano il furore emotivo del primo e la perfezione del secondo, siamo di fronte ad un buon disco suonato in maniera impeccabile con diverse note di merito e diversi brani di ottima fattura; potrei dire che non manca nulla, il discorso è che i dischi precedenti erano ancora più belli!
Si parte con Collision, e subito gli strumenti prendono fuoco, la chitarra dell'ultimo arrivato mr. hudson sa ben dialogare con la batteria di Mike Bordin nei continui cambi di ritmo e Mike esordisce alternando melodia a grida isteriche; Stripsearch è una hot-ballad che sul finale si incupisce  diventando misteriosa.
 Last cup of sorrow è un brano che si lascia ascoltare, e non a caso è scelto dalla band come singolo per pubblicizzare il disco, l'intercedere regolare con ritornello che apre come un ventaglio il brano è in perfetto stile Faith no more; non si smentiscono neanche nell'inserire dopo questo brano "regolare", un brano più serrato (naked in front of the computer) dove Mike trasforma la sua band in una mitraglia che per due minuti spara a raffica sull'ascoltatore.
Helpless è una ballata scanzonata con tanto di coretti di sottofondo, chitarra acustica,  e fischiettii da prologo al ritornello elettrico; ma ecco un'altra chicca assoluta Mouth to mouth, tastiera da piazza rossa e un cantato che taglia le parole con un rasoio (peccato per un ritornello troppo ripetitivo).
ashes to ashes, malgrado non sia stata sviluppata l'idea al 100 %, è il brano più raffinato del disco, la sensazione che si avverte ascoltando il disco è che malgrado sia suonato in maniera splendida , manchi quella freschezza compositiva che aveva caratterizzato i precedenti lavori e che lo scioglimento della band fosse già in atto (in maniera inconscia) al momento della genesi del disco. She love me not è grandiosa, sembra di ascoltare Stewie Wonder, la realtà è che i Faith no more ci stanno preparando uno scherzetto, perche dopo questi tre minuti di relax, arriva il fulmine estivo: Got that feeling. mike si sdoppia ed inizia a litigare con se stesso condendo in maniera originale il brano più incazzato del disco.
Paths of glory rallenta di nuovo il ritmo, la canzone francamente non sfonda, sembra già ascoltata, peccato; l'intermezzo di Home sick home non lascia il segno, e siamo al termine, la parola fine alla vicenda Faith no more la da Pristina, degna chiusura, lenta, introspettiva, solenne ed inesorabile la strofa centrale grida "i'll be with you" ricordandoci che se i Faith no more muoiono, la loro musica rimarrà sempre li a tenerci compagnia.
 
 
 non sono un abile oratore, ne tantomeno un valido creatore di epitaffi.
ieri ho dato l'ultimo saluto ad un amico, eravamo in centinaia a salutarlo, spero che ogni stilla di quel fiume di lacrime che ho visto scorrere  confluisca in un mare, quello della serenità di una famiglia che si è dovuta distaccare dal suo amato.
La goccia che ha rigato il mio viso è per tuo cugino, proteggi la tua famiglia.
ciao Lorenzo
 
Raimondo
 
6月14日

10 anni fa usciva "OK COMPUTER" dei RADIOHEAD

 
CON QUESTO DISCO LA MUSICA DEGLI ANNI '90 TOCCA UNO DEI SUOI MASSIMI VERTICI, è INUTILE GIRARCI INTORNO; PSICHEDELIA, SPERIMENTAZIONE, ISPIRAZIONE E UNA MISCELA DI ROMANTICISMO DOLOROSO E PATOLOGIA CLAUSTROFOBICA NE FANNO UN CAPOLAVORO ASSOLUTO, UNO DEI QUEI DISCHI DESTINATI A NON AVERE ETà ED ESSERE INSERITI DI DIRITTO NELL'OLIMPO DEGLI DEI DELLA MUSICA ROCK DI OGNI TEMPO.
i radiohead arrivano a questo risultato dopo due lavori, che malgrado dei buoni segnali, erano stati ascoltati in maniera piuttosto distratta dal sottoscritto; sembravano percorrere la strada un po' troppo spianata di quelle decine di band inglesi che tanto andavano di moda negli anni novanta e che si basavano su brani dal facile appeal, mascherati rock ma dal risultato decisamente pop.
Ma poi c'è chi continua a proporre sempre la stessa canzone per venti anni e chi sceglie di evadere per scoprire nuovi orizzonti, giocandosi popolarità, fama e soldi con un progetto ambizioso che vuole scavare all'interno della sensibilità umana cercando di sviscerarne tutti i lati: il risultato è ok computer.  
per i kraftwerk anni 70 di The man machine era il robot l'epicentro del loro fantasticare, l'oggetto da idolatrare, oggi, nel 1997 in piena fase post grunge i radiohead ci spingono verso computer e androidi consacrando la nuova era post elettrica; il disco si apre con Airbag, brano dall'incedere ipnotico che funge da intro alle nuove sonorità della band di Thom Yorke, un finale progressivo e vagamente rumorista apre le porte per Paranoid android che inizia quasi come un gemito prodotto da chi chiede aiuto e pian piano si trasforma in urla accompagnate da chitarre acide che invece di portare alla follia improvvisamente si trasformano in braccia che coccolano e sollevano lo sventurato dalle sue paranoie (?).
il viaggio psichedelico prosegue ce ne accorgiamo nelle atmosfere allucinogene di Subterranean homesick alien; exit music credo sia la canzone più struggente che abbia mai sentito, non conosco il testo ma malgrado questo immagino i titoli di coda di un film che scorrono e sullo sfondo un uomo e una donna che si lasciano camminando in direzioni opposte lungo una spiaggia in una giornata dal mare mosso.
Let down addomestica il cuore,  e mette ancora in mostra la peculiarità del disco di provocare suggestioni visive;  karma police apparentemente ci riporta ad una dimensione più lineare, ma un vortice elettronico ci tira giù e ci trasporta in una enorme stanza asettica dove un calcolatore nascosto (Fitter appier) parla preparandoci alla seconda parte del disco.
Electioneering è uno dei brani più tradizionalmente rock di tutto il disco, il ritornello cantato un ottava più alta da tom è davvero incalzante; ritorna di nuovo la psichedelia dark in Climbing up the walls che potrebbe essere suonata allo stesso tempo da Cure, Nirvana e U2 tanto è ricca di venature diverse.
Ma eccoci ad un altro capolavoro, No surprises, lenta e soave con i suoi campanelli sembra uscita da una raccolta natalizia di Frank Sinatra, ciò che stupisce è la capacità di legare sonorità,ritmiche e generi tanto lontani tra loro senza creare disarmonia o delusione; le chitarre cosi come il rullante secco di Lucky ci conducono alle sperimentazioni dei Pink Floyd a cavallo tra sessanta e settanta.
La malinconica the tourist, chiude il disco, sottofondo muusicale usato come tappeto dalla predica di un signor Yorke in stato di grazia.
Un disco eccellente, che malgrado la continua ricerca che contraddistingue la band, non ha avuto dei seguiti altrettanto magistrali.
imperdibile
 
voto: 9\10
 
 
 
 
5月9日

10 anni fa usciva "ULTRA" dei DEPECHE MODE

I Depeche mode sono intimamente legati alla mia crescita musicale e non; le loro canzoni mi ricollegano come istantanee ad eventi della mia vita trascorsa: da più di venti anni mi tengono compagnia, era il 1986 quando rimasi affascinato dalle cupe vampe di Stripped, era l’estate dell’1990 quando al juke box di Esperia le 200 lire mi facevano ascoltare Everything counts, potrei ricordare ancora i baci dati e le promesse d’amore fatte ascoltando One caress,  il viaggio a Bologna per vedere il concerto, fino  alla splendida serata della scorsa estate a cantare con i miei amici dalla tribuna dello stadio Olimpico.

Venti anni di ascolti non sono pochi, ricordo ancora la mia prima cassetta dei depeche, su un lato c’era Music for the masses, sull’altro Under a blood red sky degli U2; se dopo tutto questo tempo ancora sono qui ad ascoltarli significa che la storia sono loro!

Ultra esce dopo un periodo di silenzio durato qualche anno, legato alle instabili condizioni di salute psicofisiche del cantante Dave Gahan che tenta il suicidio in diverse circostanze; non è passato tanto tempo dalla morte di Kurt Cobain, sembra che l’abuso di droghe stia facendo calare un’ ombra minacciosa su molte delle icone rock del  decennio passato: questo disco sovverte questo trend pessimista regalandoci una gemma preziosa e una vera rinascita artistica.

Di nuovo in tre dopo l’abbandono di Alan Wilder, Dave e soci sfornano un disco che al suo interno assimila  germi oscuri degli ultimi anni di vita ma che si propone come medicina rigeneratrice; un disco noir intriso di atmosfere monocromatiche, evoluto da un punto di vista dei suoni e classico nella concezione della sua struttura globale.

Dave non si sottrae al suo passato, i cui echi sono presenti nelle note di Burrel of a gun, dichiarando guerra a quel male (la droga?) che ha cercato di eleggerlo a sua sintesi; un brano oscuro, indispensabile all’esorcismo che ha portato la rinascita del gruppo.

Il sacrificio è stato offerto, ecco di nuovo la voce soave e le atmosfere ambient di The love thives  ed Home a mettere in evidenza quel lato romantico e sognatore della band; arriva It’s no good, e l’alba si affaccia sui volti del trio che finalmente possono tornare a ridere e ironizzare sulle loro capacità persuasive in amore con un brano dalle spiccate venature rock e sonorità dance (grande video!).

Due minuti di riflessione strumentale in Uselink, si risentono alcuni suoni anni 80 dei vecchi depeche e poi è Useless a riportare le influenze più rock nel vivo delle tracce; Sister of night è la sintesi di quanto detto finora: è un brano malinconico in cui emergono i segni di una ferita non ancora rimarginata  che solo la musica può curare.

Dopo il sensuale intermezzo strumentale di Jazz thieves, ci trasferiamo nelle piantagioni di cotone di Freestate dove una chitarra slide lancia uno slogan di libertà; similitudini con gatti, pedoni e farfalle e l’ennesimo riferimento biblico ci conducono sul sentiero dell’amore di The botton line.

Insight “chiude” l’album, una rarefazione sonora rappacifica i nostri sensi e ci spinge avanti fin oltre quel limite che nasconde una traccia fantasma, Junior painkiller, che celebra all’interno di un’aurea misteriosa la fine dell’esorcismo.

 

 Tracklist

 

Barrel of a gun

The love thives

Home

It's no good

Uselink

Useless

Sister of night

Jazz thieves

Freestate

The bottom line

Insight

(Painkiller Jr.)

 

 

Voto: 8,5\10

4月17日

10 anni fa usciva "THE MORE THINGS CHANGE" dei MACHINE HEAD

I machine head rappresentano insieme ad altre band come pantera, fear factory, korn e slipknot, quella sfera di artisti che ha tentato di emanciparsi dagli stereotipi del trash metal degli anni ottanta pur attingendovi a piene mani; non c’è più solo l’ostinata ricerca della velocità e del virtuosismo chitarristico, che in questo disco si palesa ad esempio in Struck a nerve o Baby of pigs, semmai ora l’obiettivo è mischiare le carte in tavola, l’obbiettivo è rinnovarsi, attingere da più fonti, ricercare più la qualità del suono che i watt.

Quali sono queste fonti alternative? Alcuni punteranno all’hip hop o il rap, altri all’elettronica, nel caso dei Machine head la virata è verso l’hardcore, il black metal; malgrado la qualità innegabile di tutti i componenti della band, la loro scelta sembra meno forte, sembra che solo a tratti vogliano scrivere la storia del rock, rimanendo sempre in bilico tra tradizione e innovazione. È per questo motivo, che secondo il mio modestissimo parere, questo disco, secondo della loro carriera, rimane un incompiuto, che fa trapelare tanta qualità ma che sinceramente non emoziona all’ascolto.

  

A distanza di dieci anni, si ha la sensazione di sentire un disco vecchio, come se la strada d’innovazione intrapresa dal quartetto americano abbia portato ad un vicolo cieco; è difficile da spiegare, sembra che ciò che una decade fa sembrava essere la novità, oggi sembra più legato agli 80 che al 2000.

Ma allora dove dobbiamo andare a parare per salvare questo disco? Se Chaos a.d. dei Sepultura e Aenima dei Tool, rimangono dei vertici inarrivabili, a questa band va dato atto che se probabilmente, stilisticamente sono qualche passo indietro, da un punto di vista della resa sonora siamo a dei livelli di sofisticatezza elevatissimi: la linea basso batteria entra nello stomaco e lo sconquassa, interessanti ed avvincenti alcune ritmiche che si staccano  dai canoni trash rullante-cassa, vedi Take my scars o Spine.

Il brano di apertura Ten ton hammer invece mette in evidenza i germogli della novità stilistica del cantato: quell’alternanza di strilla e melodia che tanto piace agli amanti del crossover moderno; semaforo rosso invece al chitarrista Logan Mader che con i suoi assoli alla Dave Moustaine è il principale imputato per quella mancanza di freschezza che si nota nell’ascoltare il disco.

Il disco è consigliabile a chi ama quelle strutture claustrofobiche, alienanti e tecnologico-meccaniche del metal e considerando gli Iron Maiden troppo epici preferisce gli Slayer.

 

VOTO : 6.5\10

4月5日

10 anni fa usciva "dig your own hole" dei CHEMICAL BROTHERS

Sintesi psichedelica del XX secolo, caposaldo della scena musicale elettronica inglese, tra i primi ad intuire gli sviluppi sintetici della musica rock, ed importare impulsi wave nelle discoteche di tutto il mondo.

Nel calderone dei fratelli chimici convergono house, techno, hip hop ed un sfacciato ammiccamento a quei trip allucinogeni dei primi anni settanta che tanto li contraddistingue; molte le collaborazioni, si va dal clarinetto di J. Donahue dei Mercuri rev  in The private psychedelic reel, alle atmosfere rockeggianti di Where do i begin con la voce di Beth orton fino alla performance di Noel Gallagher in Setting sun.

“Papaveri” indiani influenzano la celeberrima Setting sun, mentre con It doesn’t matter ci caliamo nei meandri più oscuri  della techno di matrice americana anticipando di qualche anno la super hit Hey boy hey girl: il rave è iniziato e stranamente è una canzone dal titolo Don’t stop the rock a ricordarcelo. Sentire questo disco ad un volume non sostenuto riduce di un 50%  il suo fascino, basato su istintività, tribalismo sonico e istigazione al ballo sfrenato.

La sensazione malgrado tutto, è che questi due ragazzi di Manchester non si siano incontrati solo per far ballare milioni di persone, ma il loro progetto sia di più ampio raggio; la ricerca di sonorità mai banali, che comunque facciano riferimento a diverse culture fornisce loro uno spessore che va al di la della scena dance,troppo spesso bollata dai puristi  o presunti tali della musica.

Sono convinto che artisti del passato come Beatles o Hendrix non esiterebbero a dar luogo a collaborazioni con questi due furbacchioni, non a caso protagonisti a cavallo tra 60 e 70 di viaggi a base di lsd e altre sostanze chimiche allucinogene!

Non ci si può congedare da questo disco senza celebrare l’hip hop industriale di Block rockin’ beats, vero cavallo di battaglia di una band che a distanza di 10 anni sa ancora entusiasmare senza cadere in facili cali di tensione.

VOTO 7,5\10

  

1月24日

10 anni fa usciva "AGHAR PIAR MILEGHA" dei MIRA SPINOSA

  Gli spunti da cui partire per raccontarvi questo disco sono davvero parecchi, talmente tanti che fatico ad ordinarli! grazie al C.P.I. (consorzio produttori indipendenti), grazie a Gianni Maroccolo (Litfiba, Csi, Marlene kuntz) si torna a dare spazio in Italia a nuove forme di ricerca musicale, a produrre nuovi progetti puntando più sulla qualità del prodotto che sulle sue effettive potenzialità di entrare nelle charts nazionali: ecco come per magia materializzarsi questo duo di Pordenone. Alla tv esiste solo Videomusic, e il pomeriggio conduce Roxy bar il signor Red Ronnie uno pseudo esperto di musica; ospiti di una puntata sono per appunto i Mira spinosa, Red esordisce cosi: come mai un nome spagnolo per un duo italiano? e loro: perche spagnolo????? ( figura da coglione...)...come vedete divago!..cmq suonano due o tre canzoni. Rimango ammaliato da questo binomio voce-elettronica, Mirka valente attraverso i suoi testi ci parla di amore, di un amore che a volte può essere tormentato, dell'amore nei confronti del proprio compagno, della natura, di chi non c'è più, di amore metafisico: e lo fa cantando in italiano, inglese, francese..e non solo! Dietro tastiere e campionatori troviamo Filippo (Felipe per gli amici) il quale fonde sapientemente i nuovi suoni degli anni novanta con le atmosfere piu ottanta di band come Cocteau twins o Cure. Grande impressione per questo duo. A distanza di una settimana compro il disco che ascolto e riascolto! 10 tracce per un disco ambizioso e coraggioso che a mio modo di vedere indirizza (artisticamente parlando) verso il viale del tramonto band storiche come i gia nominati Litfiba che nello stesso periodo pubblicano un disco insulso come Mondi sommersi. il disco inizia con il brano a mio parere più intenso "Fa male" il sentimento sviscerato è quello dell'amicizia, un'amicizia finita che fa male, che fa dubitare se sia meglio soffrire per questo valore o vivere nella piena solitudine: i ritmi psicotici e i violini pizzicati dei cure la dicono lunga sulle influenze dark del duo; i suoni rarefatti vagamente sinfonici e il cantato francese di Pour continuer a etre libres ci portano a parlare di memoria: sforziamoci di nn dimenticare cio che non c'è più per non trovarci domani con le mani vuote...... splendida è Sciogli le mie mani: malinconica, struggente richiesta di aiuto che va a cozzare con la ricerca di solitudine del brano di apertura. Metal sun è una suite di 10 minuti dall'andamento circolare, all'interno di essa scopriamo le molteplici venature compositive che caratterizzano l'impianto sonoro dei mira spinosa: l'oriente si sposa con le influenze del pop irlandese di Sinead o'connor creando una atmosfera magica ed eterea. il dramma della morte si esplicita nell'ode a Marco, un ultimo saluto a questa persona e la certezza che se la carne muore l'essenza dello spirito è immortale e rimane vicino a noi a consolarci. se Marco risente delle influenze di una grande bjork, con Aghar piar milegha torniamo in oriente toccando un altro dei vertici del disco:" non aver paura di camminare nel buio, se avrai amore, luce illuminera la tua strada, non aver paura se sarai solo, se avrai amore, il silenzio ti parlera, non aver paura se sara feddo, se avrai amore, il cuore ti scaldera non aver paura se non avrai amore, nel tuo cammino i tuoi occhi troveranno". Terrarida e Rito sono i brani che piu si avvicinano al sound di cccp e csi mentre in Wondering stone è evidente il riferimento ad un'altra band storica del panorama italiano, i Disciplinatha: elettronica, tappeti di archi e malessere si fondono in questo elogio alla liberta e al tema del cammino della vita. Il disco si chiude con Echi e uno spiraglio di sole appare dopo tanta tempesta: l'amore è un sentimento unico ed imprescindibile piu importante della vita stessa. Grande esordio, sono convinto che se uqesti due ragazzi fossero nati in Inghilterra e si fossero chiamati Lamb oggi sarebbero ammirati in tutta Europa come una delle band piu raffinate del panorama musicale odierno. voto: 8\10
 
1月5日

IL MEGLIO DEL 1996

Come forse qualcuno avrà notato, lo scorso anno ho cercato di ricostruire musicalmente parlando il 1996. è di rito dunque con l'anno nuovo tirare le somme e stilare la classifica dei dischi migliori come è consuetudine delle migliori riviste di settore. anche se sicuramente avrò dimenticato dischi importantissimi ho scelto 52 cd uno per ogni settimana, con l'auspicio che qualche curioso se li vada ad scoltare o addirittura acquistare! i dischi sottolineati sono stati recensiti dal sottoscritto durante lo scorso anno, qui vuole  trova le recensioni all'interno del blog.
non mi resta che augurarvi buon ascolto e darvi un arrivederci a presto per iniziare a parlare del 1997! ciaoooooooooooooooooo
 
TOOL Aenima alternative metal
RAGE AGAINST THE MACHINE Evil empire rapcore
PEARL JAM No code rock-grunge
SEPULTURA Roots nu-metal
PORNO FOR PYROS Good god's urge rock 
MOTORPSYCHO Blissard rock
SOUNDGARDEN Down on the upside rock-grunge
SOPHIA Fixed water folk\malinconico
MARLENE KUNTZ Il vile noise rock ita
SCREAMING TREES Dust rock-grunge
SKUNK ANANSIE Stoosh rock
AFGHAN WHIGS Black love alternative rock
KORN Life is peachy nu-metal
FRANCO BATTIATO L'imboscata rock ita
ALICE IN CHAINS Unplugged rock-grunge
99 POSSE Cerco tiempo rap ita
APHEX TWIN Richard d james techno-ambient
C.S.I. Linea gotica rock ita
LFO Advance techno  
MOBY Animal rights punk rock
PLACEBO Placebo indie rock
LAMB Lamb elettronica
MADASKI Distorta diagnostica elettro ita
CCCP Live in pankow punk ita
METALLICA Load metal
UNDERWORLD Second toughest in the infants elettronica
JOHN PARISH & PJ HARVEY Dance hall at louse point rock
ALMAMEGRETTA In dubb dubb ita
NIRVANA From the muddy bank of wishkah grunge
MARYLIN MANSON Antichrist superstar industrial metal
URBAN DANCE SQUAD Plane ultra rapcore
JESUS LIZARD Shot noise rock 
THE EELS Beautiful freak rock
DEUS In a bar under the sea indie rock
BUSH Razorblade suitcase alternative rock
FABRIZIO DE ANDRE Anime salve  cantautorale ita
THE CURE Wild mood swings rock
KRUDER & DORFMEISTER Dj kicks elettronica
R.E.M. New adventures in hi-fi rock
24 GRANA 24 grana dub rock ita
AGRICANTUS Tuareg ricerca ita
NEFFA E I MESSAGGERI DELLA DOPA Neffa e i messaggeri della dopa hip hop ita
CASINO ROYALE Live   hip hop ita
ASSALTI FRONTALI Conflitto hardcore ita
NICK CAVE & THE BAD SEEDS Murder ballads folk\malinconico
AFRICA UNITE In diretta dal sole reggae ita
USTMAMO Ust pop ita
CARMEN CONSOLI Due parole rock ita
NO DOUBT Tragic kingdom pop   
CRAMBERRIES To the faithful departed rock
KULA SHAKER K alternative rock
STONE TEMPLE PILOTS Tiny music rock
 
     
 
 
 
 
   
 
 
 
 
 
 
   
 
 
 
  
 
 
12月20日

10 anni fa usciva "FIXED WATER" dei SOPHIA

2 mesi di silenzio, 2 mesi di duro lavoro, 2 mesi di alterni stati emotivi, 2 mesi a riflettere, 2 mesi con un unico pensiero.
anche questo piccolo grande ostacolo è stato superato e finalmente posso concedermi il lusso di non essere troppo stressato per le prossime 2 settimane: godere delle fantastiche persone che mi circondano senza dover in continuazione pensare a questa "ossessione"! ancora due capitoli di questa tormentata vicenda e finalmente potro inizare il mio nuovo libro....2 settimane per ascoltare della buona musica spaparanzato sulla mia poltrona.
 
un paio di anni prima dell'uscita di questo disco la morte improvvisa di jimmy fernandez provoco la fine di una delle migliori band in circolazione: parlo dei god machine di robin properd sheppard che rimase travolto dalla scomparsa dell'amico collega tanto da cadere in una profonda depressione.
questo fixed water rappresenta la rinascita artistica di mr. sheppard; il passato è cancellato, i god machine non sono mai esistiti, le ossessioni dark sono abbandonate, oggi c'è spazio per un buon bicchiere di vino, una chitarra acustica e poco altro.
è veramente l'alba di un giorno nuovo, il sole a preso il posto delle tenebre nell'immaginario di questo artista solitario, c'è voglia di semplicità, e questa svolta acustica ne è la prova: 8 tracce per raccontarsi, per urlare silenziosamente il suo travaglio interiore.
ascolto questo disco e immagino robin in un salone bianco con un camino accesso in cerchio con i suoi amici, imbracciare la sua acustica e raccontare dei suoi viaggi, delle sue paure , dei suoi amori: brani come so slow o another friend riempiono il cuore di passione e gli occhi di lacrime.
robin è un semplice, un ragazzo come noi, uno che alla fine dei suoi concerti ama bere una birra con i suoi fan, un artista atipico che se una canzone non gli piace come la sta eseguendo si scusa e riinizia:antidivo e compagno di passioni che negli anni migliora. se vi capita di trovare un suo disco negli scaffali di un negozio non esitate acquistatelo: per ringraziarmi ci sara tempo
 
Tracks:
1. Is It Any Wonder
2. So Slow
3. Are You Happy Now
4. Another Friend
5. The Death Of A Salesman
6. Last Night I Had A Dream
7. When You're Sad
8. I Can't Believe The Things I Can't Believe
voto: 7\10
10月24日

10 anni fa usciva "CERCO TIEMPO" dei 99 POSSE

l'analisi personale sugli eventi che hanno caratterizzato la stagione musicale del 1996 mi porta questa volta in terra partenopea, precisamente a napoli, dove, come in altre città del sud, in quegli anni c'era grande fermento culturale e voglia di emergere. il fato come spesso accade mi ha riservato un assist che pero metterà in mostra come proprio in quella città, come del resto in tutta italia, i teenager  e non solo, in quel periodo fossero indotti a rivolgersi a ben altro tipo di prodotto. leggendo il blog della mia cara amica bb mi sono imbattuto in una notizia raccapricciante: i take that si sono riuniti!! AAAAHHHHH. voi mi direte: che c'entra questa notiziola con il disco dei 99? c'entra c'entra....c'entra perchè bb nel renderci partecipi di questa bomba ha ricordato il loro concerto atteso per ore sotto l'acqua; ed indovinate che anno era???? il 1996...ora io mi domando e dico: dove sta la giustizia se una brillante ragazza napoletana (bb nn ti offendere prendo l'uno per il tutto.....ossia la massa!) invece di ricordare i preziosi testi e le battaglie sociali di luca persico mi ricorda appassionata le gesta di quei quattro sgallettati che guadagnavano milioni di sterline per farsi guardare il culo???? ma forse questo è proprio il bello (o brutto?) della musica (ste boy band facevano musica o erano solo belli?), se le emozioni che ci regala fossero standardizzate forse non sarebbero piu emozioni! percio ad ognuno la musica e le emozioni che piu si merita!! ma parliamo del nostro disco della settimana....cerco tiempo, rappresenta una svolta nella produzione dei 99 posse, vediamo perchè: finisce il sodalizio artistico bisca99posse, meg, la corista del grande opposizione tour, entra in pianta stabile nella formazione ritagliandosi il ruolo di coprotagonista cantastorie. Queste due grosse novità si traducono in un disco fresco, con sonorita che strizzano l'occhio alle nuove tendenze dell'elettronica europea, e in un progressivo abbandono delle strumentazioni tradizionali che proprio i bisca rappresentavano; ma nn voglio portarvi fuori strada: gli elementi della tradizione sono ancora forti, non mancano il cantato napoletano, i ritmi solari, gli influssi reggae e quelli arabbeggianti, e come sempre i testi sono il vero fulcro portante delle produzioni dei 99.
A sorpresa il disco parte con una canzone d'amore: si ttu la quale racconta di uno zulu che dopo aver odiato, urlato e subito trova nella sua amata il bene piu prezioso; silenziosamente in non c'è tempo esordisce meg raccontandoci delle sue insicurezze e di un mondo che ci circonda non conforme alle nostre aspettative. In Pecchè o zulu si spoglia delle vesti da cantante e in un momento di intimità parla con la "luna" chiedendogli il perche non riesce a pensare al mare o alla tarantella, il perche in questo momento non si hanno mai certezze e verita.
Con  senza ritornello i 99 chiudono la fase iniziale e introspettiva del disco, salgono i ritmi, si rindossano i panni della band e giu a chi ci spaccia false verita, giu a chi vuole metterci il bavaglio, il messaggio dei 99 non è oscurabile, in balla e piensa, o zulu recita: ...controllano o' telefono, controllano o' citofono, controllano a piazza, ma nun controllano o microfono... 
la gatta mammona ci aiuta a non dimenticare piazza fontana, mentre fujakka chiude idealmente questa parte centrale del cd con un miscuglio di jungle e drum n bass che ci invita per un ballo un po particolare!
idealmente si spengono le luci nella "discoteca" e il disco si chiude con 3 brani dal forte impatto celebrale piu che sonoro: facendo la storia e avrei voluto conoscervi sono una dichiarazione di odio ed una di stima nei confronti rispettivamente  della lega nord e di tutti quegli uomini (partigiani, operai, cassaintegrati) che hanno lottato per ottenere dei diritti sacrosanti quali il lavoro e la liberazione da un regime.
ho lasciato alla fine il brano con il testo piu crudo ed intenso di tutto il cd: spara! non lascia scampo all'immaginazione, ammonisce chi oggi spara sul piu debole (immigrati, arabi, clandestini o malati) e lo avvisa: attento, domani se non servirai piu al padrone la vittima sarai te! (...quando ti sentivi re, quando ti scopri pedina,quando sei sacrificato per salvare la regina...).
 
tracklist:
 

voto: 7,5\10

ciao a todos bastardos. ccomixxxxxxx

 

 
10月2日

10 anni fa usciva "AENIMA" dei TOOL

QUANDO SI  PARLA DI QUESTE BAND BISOGNA SEMPRE FARE ATTENZIONE AGLI AGGETTIVI CHE SI USANO.
CI troviamo di fronte ad una macchina da guerra generatrice di scenari apocalittici, piu oscuri del buio ma mai attratti da quei canoni mortiferi del metal....loro sono dolore e cura allo stesso tempo. musicisti straordinari, perfezionisti del suono, maniacali nel dettaglio: credo che la parola geniali nn sia esagerata per descrivere coloro che la musica forse l'hanno dominata ed ora possono farne cio che vogliono; se poi a tutto questo aggiungiamo una cura esasperata della loro immagine e la voce immensa di maynard keenan otteniamo la perfezione (quasi).
io ho conosciuto i tool nel 93 con un disco ke si intitolava Undertow; un disco ruvido,sporco, molto elettrico che subito mi ha colpito per l'aggressivita ke emanava, e quando a distanza di 3 anni è uscito aenima mi aspettavo qualcosa di simile....huhuuhuh.....nn potevo neanche immaginare che si potesse suonare a questo modo!
la cosa che piu mi impressionò, e che a distanza di 10 anni ancora mi fa impazzire di questa band, fu la resa sonora: sognavo un disco che potesse arrivare a questa qualita, anzi forse nn immaginavo fosse raggiungibile!...gia la confezione mi lascio a bocca aperta, occhi spianti ke cambiavano traiettoria visiva a seconda dell'inclinazione della custodia...e all'interno, sotto il cd, con lo stesso effetto..la faglia di sant'andrea ke si staccava...
l'impatto con l'ascolto di quest'opera nn è facile, l'immediatezza di undertow qui svanisce per dare spazio ad un complesso intreccio di sperimentazione, ricerca sonora e spiragli tenebro-melodici: i tempi si dilatano, le canzoni sono intervallate da inserti rumoristici a volte quasi diabolico-circensi come la segreteria telefonica italiana di message to harry manback o il carillon di intermission ke precede la maestosa jimmy o ancora il disco incantato di useful idiot: i tool nn si accontentano piu di fare buona musica, sentono la necessita di andare oltre, di produrre arte paramusicale; il pianto horrorifico del neonato di cesaro summability o i suoni industriali di die eier von satan ci fanno capire come marilyn manson faccia pop.
rarefazione come appunto dicevamo, la ritroviamo non solo attraverso questi intermezzi, ma anche all'interno della forma canzone: pensiamo agli otto minuti e mezzo di eulogy con una intro tribale di quasi 3 minuti, o il basso commuovente tanto è bello di forty six al quale fa da controcanto la splendida voce di Maynard ke esplode insieme alla chitarra di adam jones solo dopo 2 minuti storici!
che dire poi di brani come pushit e stinkfist: semplicemente perfetti, brani che fanno venire la pelle d'oca e che sono destinati ad entrare nella storia della musica perche rivoluzionari, epocali.
 
è un disco che merita l'acquisto ad occhi chiusi.
 
voto: 9,5\10
non gli do 10 solo perche ancora oggi sono alla ricerca del disco perfetto e la ricerca come mi fanno capire i tool è il sale della vita.
a presto ccomixxxxxxxx
 
9月12日

una canzone che....

grazie all'amico seldon vi propongo un simpatico test associativo...buon divertimento
 

1) QUELLA CHE VORRESTI AVER SCRITTO TU:
”la cura” di Franco Battiato : il testo perfetto

2) QUELLA CHE VORRESTI FOSSE STATA SCRITTA PER TE:
”the sea” sophia: bel testo melodia struggente

3) QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA INFANZIA:
”Sandokan” fratelli De angelis: ascoltandola, riaffiorano istantanee della mia infanzia

4) QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA ADOLESCENZA:
”apapaia” litfiba: i primi anni del liceo

5) QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE UN EX "AMANTE":
”eva” Umberto tozzi: all’alba della mia esistenza!

6) QUELLA CON CUI VORRESTI SVEGLIARTI:
”where the streets have no name” u2: tra i miei tesori piu preziosi

7) QUELLA CHE VORRESTI PER UN TRAMONTO:
”voglio una pelle splendida” afterhours: riappacifica i sensi e ti prepara al buio della notte

8) QUELLA CHE VORRESTI SUONARE CON GLI AMICI SULLA SPIAGGIA:
”roadhouse blues” doors: molto cafona, ma conosciuta da tutti

9) QUELLA CHE TI FA VENIRE VOGLIA DI BALLARE:
”everybody needs somebody” blues brothers: al solo pensiero, le gambe partono da sole

10) QUELLA CHE NON VUOI SENTIRE MAI PIU':
”seven nation army” white stripes: un inno ke mi da orticaria, la ascoltavo 3 anni fa e mi piaceva…poi…

11) :::: Manca la domanda :::

12) QUELLA CHE VORRESTI AL TUO MATRIMONIO:
”one caress” depeche mode: inno d’amore

13) QUELLA CHE VORRESTI AL TUO FUNERALE:
”spider” system of a down: marziale e solenne                         

14) QUELLA CHE DESCRIVE PERFETTAMENTE UN MOMENTO DELLA TUA VITA:
”nuotando nell’aria” Marlene kuntz: l’anno del militare

15) QUELLA CHE TI PIACE NELLA COLLEZIONE DEI TUOI GENITORI:
”eleonor rugby” beatles: si è sempre ascoltata buona musica a casa di cco

“Giardini di marzo” battisti: anche il peggior metallaro si intenerisce di fronte a questo connubio musica testo

16) QUELLA CHE PIACE AI TUOI GENITORI NELLA TUA COLLEZIONE:
”with or without you” u2: a ricordo del ocnceto visto insieme

17) QUELLA CHE NON CONOSCERESTI SE NON FOSSE PER UN TUO AMICO:
”iguana” mauro ricotto: grazie a stefano ,maestro per quanto riguarda la dance

18) QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA PRIMA COTTA:
”i need love” ll cool j: i primi lenti a casa del patata!

19) QUELLA CHE TI FA PENSARE AL SESSO:
”born sleepy” underworld: provate!

20) QUELLA CHE TI FA PENSARE ALLA SOLITUDINE:
”le onde” Ludovico einaudi: in mezzo al mare si ha tempo per riflettere e chiudersi in se stessi

21) QUELLA CHE OGNI MOMENTO E' BUONO:
”hunger strike” temple of the dog: amemoria di un amico scomparso, due voci basilari per la storia del rock

22) QUELLA CHE METTERESTI SU SE FOSSI UN DJ:
atlas ufo robot: riempipistaaaaa

23) QUELLA CHE TI SA DI TRASGRESSIONE:
”smack my bitch up” prodigy: video a luci rosse, e un certo istinto folle

24) UNA CANZONE EPICA:
roots” sepultura: la loro era una battaglia quotidiana

25) UNA CANZONE ULTRATERRENA:
”come to daddy” aphex twin: siamo in pochi ad avere il coraggio di ascoltarla

26) UNA CANZONE CHE TI FA SEMPRE RIDERE:
”il pescatore” latte e suoi derivati: ultima in ordine di tempo, mi teneva compagnia in viaggio per l’europa quando manu dormiva!

27) UNA CANZONE CHE TI FA SEMPRE PIANGERE:
triello in buono brutto e cattivo di ennio morricone: lo ammetto, ho visto il dvd del concerto, e a questa canzone sono scoppiato!

28) UNA CANZONE DA INCOMPRESI:
”annarella” cccp: se l’incompreso è l’ascoltatore

“be yourself” audioslave: se l’incompreso è il compositore

29) UNA CANZONE ENERGICA E LIBERATORIA:
”song 2” blur: 2 minuti ad alta tensione

30) UNA CANZONE CHE TI FA PENSARE A COSE ESSENZIALI:
by this river” brian eno: grazie anche a moretti

31) UNA CANZONE CHE TI PIACE E CHE NON CONOSCERESTI SENZA LA PERSONA CHE AMI:
”ultimate shame” dei vito: bel concerto di un gruppo ke nn conoscevo, manu mi ha regalato il disco

32) LA CANZONE CHE VORRESTI CANTARE O SUONARE IN CHIESA:
fratello sole sorella luna

33) UNO DEI PRIMI VIDEO DI CUI HAI MEMORIA:
"Another brick in the wall part II" dei Pink Floyd: confermo seldon! Anche se dovrei vedere di quando è babooska di kate bush

34) LA CANZONE PIU' SOPRAVVALUTATA DELLA STORIA:
knocking on heaven doors” di bob dylan: la piu rifatta, mi ha veramente scassato la mischia in tutte le sue versioni

35) LA CANZONE DI QUALCUNO CHE TI HA STUPITO IN POSITIVO:
”falla girare” Lorenzo cherubini: bel video, testo semplice ma ke si fa sentire

36) UNA CANZONE CHE TI SEI CATEGORICAMENTE RIFIUTATO DI ESEGUIRE:
non sono un musicista!

37) UNA CANZONE PER BAMBINI CHE MERITEREBBE DI ENTRARE IN CLASSIFICA TANTO E' BEN FATTA:
daitarn 3: inno generazionale

38) UNA CANZONE STRUMENTALE CHE TI PIACE:
”prologo di atom heart mother” pink floyd: una ventina di minuti unici nella storia della musica

10 anni fa usciva "unplugged" degli ALICE IN CHAINS

Una settimana fa parlavo della parola unplugged con un accezione quasi negativa,  come di una delle tante iniziative commerciali ideata da mtv, tanto per non far fermare la ruspa acchiappa denaro; oggi mi trovo a sottoporvi proprio di uno di quei concerti trasmessi a lume di candela: il mio alla fine non sarà un dietro front sull’idea commerciale dell’evento, ma il confermare che aver puntato, fin dal primo disco pubblicato, su questa band è stato un gran successo.

Anche qui un gravissimo lutto a messo fine alla storia di questa band unica; nella realtà la storia degli alice in chains era finita da tempo, la droga ti uccide piano piano, probabilmente layne stanley era morto parecchio prima di quell’aprile del 2002 quando fu trovato cadavere nella sua casa a causa di una overdose: perfino per i suoi cari layne nn esisteva gia da un po, e non a caso il suo corpo fu ritrovato parecchi giorni dopo il suo decesso.

Sembra incredibile dover iniziare queste chiacchierate spesso con un bollettino masochista, quasi di elogio dell’autodistruzione, e mi rattrista constatare che molti miei coetanei da me idolatrati ed invidiati non tanto per la fama quanto per le loro doti artistiche oggi superati i 30 anni siano solo un ricordo vago e per i nuovi ventenni forse solo un poster da appendere in camera: nel caso di Layne neanche. troppo antidivo, troppo sfuggente, perfetto nel suo ruolo di protagonista oscuro del grunge.

Che ruolo occupano gli alice in chains nel movimento di Seattle?

Sicuramente un ruolo di primo piano! Imprescindibili se si vuole dire di conoscere la musica di quegli anni; stilisticamente i piu vicini a sonorita hard e per questo amati sia da quel pubblico con camicie a quadri che da quello vestito rigorosamente di nero. Una carriera perfetta corredata da dischi splendidi ed originali, dischi sorprendenti, come Sap e jar of flies composti di sole ballate emozionanti e magiche, veri e propri capolavori come dirt, che personalmente inserisco tra i 4-5 dischi piu belli usciti da Seattle.

E come nn ricordare il progetto parallelo dei Mad season costituitosi in un centro di recupero per tossicodipenti durante uno dei tentativi di layne di sconfiggere l’oscuro male, insieme a compagni di stanza e di vita del calibro di mike mcready dei pearl jam .

Ma andiamo ad ascoltare questo mtv unplugged: rivisitazione acustica dei loro maggiori successi presi da tutti i loro dischi eccezion fatta per il primo facelift; è un piacere assaporare le nuove tinte di brani elettrici ke magicamente vedono trasformare l’alone di polvere causato dagli anfibi delle folle scalpitanti dei loro concerti, nel fumo di flebili candele messe qua e la quasi si stia celebrando una preghiera.

Layne non sarà stato un virtuoso del canto, ma il timbro della sua voce era capace di incantare e ammaliare, cosi come la chitarra di jerry cantrell sa tessere melodie  e creare riff che rimarranno per sempre nel mio cuore: questo lato intimista degli alice in chains lo conoscevamo bene e sentire all’inizio del disco brani presi da jar of flies come nutshell o no excuses non ci impressiona, ma angry chair, rooster, would?, vivono ora di nuova linfa: in un’accezione quasi blues rimangono cmq claustrofobiche, buie, ossessive tanto da non ottenere quella sorta di rilassamento tipico di chi ascolta musica acustica.

Il basso iniziale di would? rimane tra le cose piu emozionanti  della musica rock, un brano ricco di passione, sentimento ed energia. Le tenui tinte sulla scala del rosso sono quelle da inserire nell’immaginaria scenografia della loro carriera: fuoco, sole, sangue, miele, questi sono gli ingredienti che troverete sempre nei loro dischi.

 

 

Track list:

1.     Nutshell

2.     Brother

3.     No Excuses

4.     Sludge Factory

5.     Down in a Hole

6.     Angry Chair

7.     Rooster

8.     Got Me Wrong

9.     Heaven Beside You

10. Would?

11. Frogs

12. Over Now

13. Killer Is Me

 

Voto : 7,5\10

A presto ccomixxxxxxx